La natura che vince su tutto! A volte ti smentisce anche nelle più “catastrofiche” previsioni…

Nei primi di giugno del 1976 fermi ai ruderi di Sant’Egidio per un ripensamento a cui ci costringeva il cattivo tempo imperante verso il Corno Grande, Fulvio Ciocca ed io notammo, guardando verso Est, una lunga lingua di neve a forma di “Y” che dalla estremità orientale della cresta sommitale del Monte lnfornace scendeva diagonalmente verso Ovest tagliando quasi completamente le pendici meridionali della montagna. Ci sembrò percorribile con i ramponi e poiché le condizioni meteorologiche lì sembravano migliori, nel senso che c’era ancora abbastanza visibilità, ci dirigemmo da quella parte. Perdemmo del tempo per cercare l’approccio più logico e quando, a circa mezz’ora dal sito della vecchia Capanna Bafile (http://www.icorridoridelcielo.it/la-capanna-recapito-m…/) incominciammo, calzati i ramponi, finalmente la salita del canalone, ma nel frattempo il tempo s’era rabbuiato anche qui; le cime più alte erano state fagocitate da basse nuvole nere e la serie numerosa e degradante di guglie che delimitava a Sud il canalone non avevano più dimensione, nevicava molto, ma pacatamente: vivemmo una ricchezza di emozioni indescrivibile. Provammo quella ricchezza di emozioni che scaturiscono sempre dal senso del nuovo e della scoperta, e per noi di scoperta si trattò. Facemmo tutta la discesa su venti centimetri di neve fresca, fino a Fonte Rionne: erano i primi di giugno. Fu l’occasione per cominciare a seguire, negli anni successivi, l’evoluzione di quel nevaio. Infatti negli anni a venire si è cercato di effettuare i rilievi nivologici due volte l’anno, uno in primavera inoltrata e l’altro sul finire della stagione estiva, che nel corso degli anni si è spostata sempre più avanti, a causa dei cambiamenti climatici: purtroppo. Tra l’altro da allora molti degli amici che praticano lo sci-alpinismo vi sono andati anche più volte e l’itinerario si può annoverare tra le classiche del Gran Sasso. Tale canalone, battezzato dapprima come «Canalone a Y», ma che più propriamente dovrebbe essere chiamato «Canalone di Fonte Rionne», è ubicato nella carta dell’l.G.M. (F. 140, III. NE) fra 1″12’50” – 1° 13’30” long. E e 42° 25’50” – 42°26’20” lat.N. Esso consta di: a) un tratto inferiore orientato S-N che va da quota 1670 a q. 1950, il cui sbocco, entro Campo Imperatore, attraversa antichi coni di deiezione ed enormi cumuli di detriti di falda del Pliocene tra i quali affiorano caratteristici lembi residui di «brecce». L’acqua limpida e fresca che scorre perenne nella parte alta (Fonte Rionne) , le numerose «marmitte» (vasche) da essa scavate ed il lussureggiante anche se limitatissimo verde che le incornicia fanno di questo angolino, specie nelle più torride giornate estive, una vera oasi. b) un tratto superiore, orientato W-E, da q.1950 fino sotto la vetta del Monte Infornace, che si biforca, a Y a quota 2160 e che è costituito di calcari dolomitici e dolomia del Liàs. Tali rocce hanno subìto in seguito al movimento tettonico, un profondo processo di «milonitizzazione» sia per la loro particolare fragilità, sia per il fatto di essere situate proprio nel nucleo, dove gli effetti meccanici sono più intensi, della grande piega che ha originato la Catena del Gran Sasso. Tale fenomeno giustifica anche la presenza dei numerosi campanili e guglie, dalle foggie e dimensioni più varie, che conferiscono a questa montagna il suo caratteristico aspetto. Il nevaio permanente, situato nel fondo del canalone, interessa, anche se in modo discontinuo, quasi tutto il tratto superiore di esso, da q. 1970 a q. 2290, per una lunghezza complessiva di circa 550 mt. e un’area di c. 1,3 ha. La sua larghezza, che raggiunge un max di circa 40 mt., si riduce, in brevissimi tratti, ad un’esile crestina affilata «a schiena· di asino». Lo spessore, anch’esso molto vario, ma mai molto elevato. La sua percorribilità varia in una maniera sostanziale con l’avanzare della stagione: da facile, con uso di piccozza e ramponi, un tempo durante la prima estate, diventa sempre più difficile e addirittura non percorribile integralmente in autunno a causa dell’affioramento di due salti rocciosi, laddove le protezioni sono necessarie. Oggi con il mio Amico Andrea Valente abbiamo esplorato la caverna sottostante il nevaio permanente che si è venuta a formare a causa dei violentissimi temporali dei giorni scorsi , i quali hanno flagellato tutta la Catena del Gran Sasso, scavando profondamente i canaloni già fortemente instabili.


La caverna sotto il nevaio.
‘Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ‘l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’. Inferno Canto III


La cresta del nevaio a schiena d’asino. 


L’ingresso della caverna e lo spigolo giallo. 

Le “marmitte” (vasche) o piccoli laghetti d’alta quota. 
La tetra caverna

Il bacino di raccolta del nevaio. 
Ancora “marmitte” a bassa quota. 

Il bacino di raccolta a q. 2050slm 

L’immenso Campo Imperatore.
“… salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch’i’ vidi de le cose belle
che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.” XXXIV Canto Inferno 

La sorgente di Rionne. 

I calanchi dell’Infornace. 

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