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OGGETTO: Riposizionamento dell’ex Bivacco Giorgio Lubrano, oggi intitolato alla memoria di Piergiorgio Desiati, già Tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico della Stazione dell’Aquila.
Pregiatissimi Signori,
a conclusione di una delle più ardite e complesse operazioni aereo-terrestri mai realizzate in territorio abruzzese, richiamata nell’oggetto, desidero rappresentare quanto segue.
In data 10 novembre u.s. ho inviato un messaggio WhatsApp al Presidente del Club Alpino Italiano – Sezione dell’Aquila e, successivamente, in data 24 novembre u.s., un analogo messaggio al Presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzese, con i quali esprimevo il mio profondo rammarico per non aver potuto fornire supporto a tale strategica operazione nell’ambito della sicurezza in montagna, a beneficio della collettività.
Tali comunicazioni, che riporto integralmente in calce, erano animate esclusivamente dal desiderio di giungere a un chiarimento in via bonaria e, auspicabilmente, di individuare ulteriori progettualità in ambito alpestre, finalizzate a una sempre maggiore valorizzazione, tutela e rispetto delle nostre montagne.
A tutt’oggi, tuttavia, dopo un primo contatto informale, non vi è stato alcun seguito né è pervenuta una risposta in merito ai fatti accaduti. Restano pertanto poco chiari i motivi per i quali la Sezione Aquilana del CAI e il Soccorso Alpino, che sotto le precedenti presidenze avevano appoggiato e sostenuto l’iniziativa, abbiano successivamente — a seguito delle elezioni dei nuovi Consigli Direttivi — deciso di non sostenere più la missione.
A ciò si aggiunge che, al termine dell’operazione, una persona molto vicina al Sodalizio Aquilano, Stefano Ardito, ha firmato un articolo nel quale il Club Alpino Italiano veniva indicato tra i protagonisti dell’operazione stessa. Si allega, a tal proposito, la copertina dell’articolo citato.
“Buongiorno Ugo,
ho riflettuto a lungo prima di scrivere queste righe. Lo faccio ora, al termine di una delle operazioni aereo-terrestri d’alta quota più ardite e complesse mai realizzate nella nostra regione – e forse anche in Italia – che ho avuto l’onore e l’onere di coordinare. Un’impresa che si è conclusa lo scorso 1° novembre con la verniciatura finale e la benedizione del manufatto.
Premesso che, i bivacchi d’alta quota rappresentano veri e propri presìdi di sicurezza per escursionisti e alpinisti. Piccole strutture essenziali ma preziose, offrono riparo in caso di maltempo o imprevisti lungo i percorsi montani. Realizzarli e completarli non è semplice: si tratta infatti di cantieri speciali, spesso a oltre 1.500 o 3.000 metri di altitudine, dove ogni operazione deve fare i conti con condizioni ambientali estreme. Portare materiali e attrezzature in quota richiede elicotteri, trasporti a spalla o con animali da soma. Anche la manodopera è ridotta e altamente specializzata, perché lavorare in ambienti di alta montagna significa affrontare sole, freddo, vento, rarefazione dell’aria e tempi di lavoro molto limitati. Ogni intervento deve quindi essere pianificato con precisione, per sfruttare al massimo le brevi finestre di bel tempo. Un lavoro tra tecnica e passione. Completare un bivacco non significa soltanto assemblare materiali prefabbricati: è un’opera che unisce ingegneria, logistica e amore per la montagna. Ogni chiodo, ogni pannello e ogni branda posata rappresentano un passo in più verso la sicurezza degli alpinisti che, un giorno, potrebbero trovare in quel piccolo rifugio un riparo prezioso. Il risultato è una struttura semplice, spartana ma vitale, che diventa parte del paesaggio alpino e patrimonio condiviso da chi ama la montagna.
Sento la necessità di chiarire alcuni aspetti con quelle persone e quei Sodalizi che non hanno potuto, o non hanno voluto, sostenermi in questa difficile missione.
Ricordo bene la lettera del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo, datata 4 settembre 2017 e firmata dal Presidente Giulio Giampietro, nella quale si esprimeva sostegno alla ricostruzione dell’ex Bivacco Lubrano – con la nuova intitolazione a Piergiorgio Desiati – e si inviava alla Sezione Aquilana del Club Alpino Italiano la richiesta di approvazione, precisando che la realizzazione dell’opera non avrebbe comportato alcun costo. Infatti, con il verbale n. 21 del 12 ottobre 2017, il Consiglio Direttivo della Sezione Aquilana espresse “parere favorevole”. Successivamente, tuttavia, con l’avvicendamento del nuovo Consiglio Direttivo, tutto naufragò, nonostante le varie interlocuzioni che tu ben conosci.
Mi limito a ricordare due episodi in cui il Club Alpino fu direttamente coinvolto: il primo riguarda l’intitolazione del Picco Confalonieri, che vide partecipe anche la famiglia Marinucci; il secondo la costruzione della Fontana-Monumento dedicata ai Caduti dell’Elisoccorso, la cui realizzazione fu oggetto di critiche da parte dell’allora Presidente della Sezione Aquilana, Vincenzo Brancadoro.
Il motivo di queste righe nasce dal dispiacere per alcune voci che circolano – e di cui, in parte, ho già individuato la provenienza e scritto ai diretti interessati – secondo le quali “non avrei voluto la partecipazione del Club Alpino, anzi avrei osteggiato un loro progetto alternativo che avrebbe visto il Sodalizio Aquilano come protagonista dell’operazione”.
Mi sembra opportuno ricordare che l’iter burocratico e tecnico da me avviato è stato condotto con pazienza, dedizione, metodo, costanza e passione, ma soprattutto nella massima trasparenza. Tutte le forze coinvolte hanno operato con professionalità e nella più totale sicurezza. È stato un lavoro di grande maestria, sia da terra che dal cielo, che ha restituito a quella porzione di territorio un punto di riparo sicuro, riutilizzando e bonificando il basamento originario che, fino ad allora, offendeva la bellezza del paesaggio circostante e lasciava che l’acqua vi ristagnasse, torbida e dal cattivo odore.
Rimane l’amarezza per il povero Persichetti -21 agosto 2025- che per soli duecento metri non riuscì a raggiungere quella che oggi sarebbe stata la sua unica “ancora di salvezza”.
Per dare un’idea del risultato: dal riposizionamento del bivacco (novembre 2024) a oggi si sono registrate circa 1.100 visite. A breve, l’Esercito Italiano installerà anche una stazione Meteomont, com’era previsto dagli accordi originari.
Non vedere tra i protagonisti e i sostenitori dell’opera il logo della Sezione Aquilana del CAI è per me motivo di sincero dispiacere e rammarico.
Ognuno per le sue competenze e con un passo alla volta dobbiamo restituire una montagna pulita e viva alle generazioni che verranno. Perché abbiamo il dovere –e l’onere- di farlo.
Oggi, finalmente, a conclusione della missione sopra citata ho voluto ripercorrere tutte le iniziative promosse e portate a termine con successo della piccola Associazione che mi onoro di rappresentare (https://www.icorridoridelcielo.it/chi_siamo/).
Come ricordava il Grande Gino Bartali: “Il bene si fa ma non si dice e certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.
Un caro saluto, Paolo Boccabella”
“Buongiorno Signor Perilli, ho avuto il suo cellulare dall’amico Gabriele Di Falco.
Ho riflettuto a lungo prima di scrivere queste righe. Lo faccio ora, al termine di una delle operazioni aereo-terrestri d’alta quota più ardite e complesse mai realizzate nella nostra regione – e forse anche in Italia – che ho avuto l’onore e l’onere di coordinare. Un’impresa conclusa lo scorso 1° novembre con la verniciatura finale e la benedizione del manufatto.
Sento la necessità di chiarire alcuni aspetti con quelle persone e quei Sodalizi che non hanno potuto, o non hanno voluto, sostenermi in questa difficile missione.
Ricordo bene la lettera del Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo, datata 4 settembre 2017 e firmata dall’allora Presidente Giulio Giampietro, nella quale veniva espresso pieno sostegno alla ricostruzione dell’ex Bivacco Lubrano – con la nuova intitolazione a Piergiorgio Desiati, già Tecnico del Soccorso – e si trasmetteva alla Sezione Aquilana del Club Alpino Italiano la richiesta di approvazione, precisando che la realizzazione dell’opera non avrebbe comportato alcun costo. Con il verbale n. 21 del 12 ottobre 2017, il Consiglio Direttivo della Sezione Aquilana espresse infatti “parere favorevole”. Tuttavia, con l’avvicendamento del nuovo Consiglio Direttivo, tutto naufragò, nonostante le varie interlocuzioni che lei ben conoscete. Certamente, la lettera che ha sancito il definitivo venir meno di ogni supporto e collaborazione da parte del SASA è quella del 12 aprile 2021, a sua firma e controfirmata dall’allora Presidente del CAI, Vincenzo Brancadoro.
Desidero ricordare un episodio particolarmente significativo che coinvolse sia la Sezione Aquilana del CAI, sia il SASA: la realizzazione della Fontana-Monumento dedicata ai Caduti dell’Elisoccorso. Anche questo progetto, sviluppato sotto il mio coordinamento, fu oggetto di critiche da parte dell’allora presidente Brancadoro.
Il motivo che mi spinge a scrivere nasce anche dal dispiacere per alcune voci che circolano – e di cui ho già in parte individuato la provenienza, scrivendo ai diretti interessati – secondo le quali “non avrei voluto la partecipazione del Club Alpino e del Soccorso, anzi avrei osteggiato un loro progetto alternativo che avrebbe visto il Sodalizio Aquilano come protagonista dell’operazione”.
A questo proposito ritengo opportuno ricordare che l’intero iter burocratico e tecnico da me avviato è stato condotto con pazienza, dedizione, metodo, costanza, passione e soprattutto nella massima trasparenza. Tutte le forze coinvolte hanno operato con professionalità e nella più totale sicurezza. È stato un lavoro di grande maestria, da terra e dal cielo, che ha restituito a quella porzione di territorio un punto di riparo sicuro, riutilizzando e bonificando il basamento originario che, fino ad allora, deturpava il paesaggio e raccoglieva acqua stagnante, torbida e maleodorante. Ricordo bene che nel 2019, proprio in quell’area, si verificarono cinque interventi di soccorso; e nello stesso anno, sull’intera catena del Gran Sasso, si contarono ben otto morti.
Oggi, rimane l’amarezza per la tragedia del povero Persichetti – 21 agosto 2025 – che per soli duecento metri non riuscì a raggiungere quella che oggi sarebbe stata la sua unica “ancora di salvezza”.
Un dato statistico può aiutare la riflessione: se dal 1573 – anno della prima relazione documentata sulla salita al Gran Sasso – al 1999 l’incidenza dei morti sulla Catena era pari a 0,30 casi l’anno, dal 1999 a oggi la media è salita a circa quattro (3,85). Forse, se nel corso degli anni si fosse scelto di costruire qualche ricovero in più, o quantomeno di sostituirli quando necessario – come nel caso del noto bivacco A. Bafile “M.d.V.M.” – alcune vite si sarebbero potute salvare.
Per dare un’idea del risultato raggiunto, dal riposizionamento del bivacco (novembre 2024) a oggi si registrano circa 1.100 visite. Inoltre, grazie alla posizione strategica del manufatto, a breve l’Esercito Italiano installerà una stazione Meteomont, come già previsto negli accordi originari.
Non vedere tra i protagonisti e i sostenitori dell’opera i loghi della Sezione Aquilana del CAI e del Soccorso Alpino e Speleologico è per me motivo di sincero dispiacere e rammarico.
Resta ora, per ciascuno nell’ambito delle proprie competenze e con la necessaria gradualità, il dovere di contribuire alla restituzione alle future generazioni di una montagna integra, sicura e pienamente valorizzata. Un impegno che rappresenta, al tempo stesso, un onere e una responsabilità imprescindibile.
Oggi, finalmente, a conclusione della missione sopra citata ho voluto ripercorrere tutte le iniziative promosse e portate a termine con successo della piccola Associazione che mi onoro di rappresentare (https://www.icorridoridelcielo.it/chi_siamo/).
Cordialmente, Paolo Boccabella”
Confidando in una Vostra autorevole e cortese risposta, che possa contribuire a fare chiarezza sull’accaduto, porgo i miei più cordiali saluti.
L’Aquila, 17 dicembre 2025 Paolo Boccabella


















