
Il Beato Placido da Roio fu un monaco eremita celestino, originario di Roio (oggi frazione dell’Aquila), vissuto tra il XII e il XIII secolo.
L’esperienza di scendere in una cavità dove persino il segnale dei cellulari si arrende non è solo un atto fisico, ma un vero e proprio viaggio a ritroso nei secoli. In quel silenzio assoluto, durato dieci minuti ma denso come ore, si percepisce l’eco di una spiritualità radicale, quella del Beato Placido da Roio.
Nel 1200, scegliere la vita eremitica significava abbracciare la “nudità” del mondo. Le pareti della cavità non sono state solo rifugio, ma testimoni di preghiere e solitudini che oggi facciamo fatica persino a immaginare. In quella rudimentale dimora, Placido cercava Dio lontano dal rumore degli uomini, in una comunione totale con la nuda roccia.
Un alto prelato che trovò la morte inerpicandosi verso l’eremo è un monito potente che la tradizione ci ha tramandato. Si narra che:
Un importante uomo di Chiesa, forse mosso da curiosità o dal desiderio di “testare” la santità di Placido, decise di raggiungerlo.
Il sentiero, aspro e impervio come la via verso la salvezza, non ebbe pietà.
La caduta rovinosa e la morte dell’ecclesiastico sottolinearono, agli occhi dei contemporanei, l’inaccessibilità non solo fisica, ma morale, di quel luogo: un santuario protetto dalla natura stessa.
Uscire da quella grotta significa riportare alla luce un pezzetto di quel silenzio. In un mondo che urla costantemente, i dieci minuti trascorsi laddove “non c’è campo” sono un tesoro di rara bellezza.


Si ribadisce che la via di accesso presenta carattere alpinistico e non è assimilabile a un percorso escursionistico attrezzato. La progressione deve avvenire con estrema cautela e con adeguata esperienza tecnica, in considerazione della natura del terreno e delle caratteristiche litologiche, che rendono le superfici particolarmente scivolose, soprattutto in condizioni di freddo, umidità o presenza di ghiaccio.
Dotazioni fisse presenti lungo il percorso:
- n. 180 m di corda nautica Ø 20 mm
- n. 13 spit
- n. 3 chiodi da roccia
- n. 16 moschettoni
- n. 3 soste fisse, installate esclusivamente per l’uso in caso di emergenza
La presenza delle suddette attrezzature non elimina né riduce i rischi oggettivi connessi alla progressione in ambiente alpinistico.
Dispositivi di protezione individuale (DPI) obbligatori:
- casco omologato
- imbracatura
- longe da via ferrata
Sono state inoltre predisposte asole strutturali per l’utilizzo di moschettoni a ghiera, da impiegarsi secondo le corrette procedure di sicurezza.
L’accesso al percorso è consentito esclusivamente a persone adeguatamente equipaggiate e con comprovata esperienza in ambiente alpinistico.




















