Le “Torri Nascoste”
Non si tratta di reperti antichi o torri architettoniche, bensì di pilastri o guglie di roccia naturali che non sono altro, formazioni geologiche impressionanti che emergono sul Gran Sasso e su altre montagne, che ricordano torri scolpite dalla natura. Si tratta di pilastri rocciosi naturali, incredibilmente verticali, realizzati in calcare compatto e modellati nel tempo, emergendo come vere e proprie “piramidi verticali”, ricche di fauna selvatica come camosci, aquile e corvi .
Già nel lontano 1990, durante una scialpinistica sul Vallone del Crivellaro a 2.130m di quota, ci apparvero queste guglie rocciose, dalla forma abbastanza singolare, che attirarono la nostra attenzione. L’alpinista e scrittore francese Jean Marie Choffat le ha definite “bellissime” e le ha paragonate alle famose Torri dei Sultanes, situate nelle Alpi francesi, all’interno del Massiccio del Vercors, (il termine “sultanes” non è un termine tecnico alpinistico, ma è stato utilizzato per descrivere queste particolari formazioni rocciose).
Come avevamo accennato, le strutture si trovano nel Vallone Glaciale del Crivellaro e non hanno ancora un nome ufficiale, ma sono già state proposte denominazioni evocative come “Torre delle Aquile” (per la più piramidale, frequentata da aquile) o “Torre dei Pastori o dei Camosci” (la più minuta) .


Torre delle Aquile” (per la più piramidale, frequentata da aquile) o “Torre dei Pastori o dei Camosci” (la più minuta) .

Le Torri dei Sultanes, situate nelle Alpi francesi, all’interno del Massiccio del Vercors,

“Le Torri Nascoste del Gran Sasso sono un prodotto spettacolare della storia geologica dell’Appennino, e in particolare del massiccio del Monte Corvo. La loro origine si può spiegare combinando tre fattori principali: la natura della roccia, i processi tettonici e l’erosione differenziale.
1. La roccia: calcari mesozoici:
Le torri sono costituite principalmente da calcare massiccio deposto in un antico mare tropicale durante il Mesozoico (tra circa 200 e 65 milioni di anni fa). Questo calcare si formò da sedimenti carbonatici (scheletri di organismi marini, coralli, alghe calcaree) che si accumularono in banchi spessi anche centinaia di metri. Col tempo questi sedimenti vennero compattati e cementati in una roccia dura, molto resistente all’erosione.
2. La spinta e il sollevamento: orogenesi appenninica
Circa 25 – 5 milioni di anni fa, durante il Miocene, il movimento della placca africana contro quella euroasiatica provocò il sollevamento e la piegatura delle rocce marine, dando origine agli Appennini. Il Gran Sasso, compreso il Monte Corvo, è il risultato di un piegamento e sollevamento a grande scala, con fratture e faglie che hanno inciso il massiccio. Queste fratture sono le “linee guida” lungo cui l’erosione successiva ha scolpito le torri.
3. Erosione differenziale e modellamento glaciale:
Durante le glaciazioni del Pleistocene (fino a 12.000 anni fa) il versante settentrionale e occidentale del Monte Corvo ospitava piccoli ghiacciai di circo e colate glaciali. I ghiacci e il gelo-disgelo hanno scavato il Vallone del Crivellaro, isolando i blocchi di calcare più resistenti. L’erosione differenziale – il fatto che le rocce compatte resistono di più e quelle fratturate si disgregano più facilmente – ha lasciato in piedi queste colonne verticali. Dopo il ritiro dei ghiacciai, i processi di gelivazione, frane e dilavamento hanno affinato la forma delle torri, rendendole simili a “sentinelle” rocciose.
4. Confronto con altre torri naturali:
Il processo è simile a quello che ha generato le Dolomiti o le Torri del Vajolet, ma in scala ridotta e in contesto appenninico.
Anche qui, l’elemento chiave è la combinazione tra roccia dura, fratturata e scolpita dal gelo”.
In sintesi: le Torri Nascoste sono il risultato di 200 milioni di anni di storia: dal mare tropicale mesozoico → al sollevamento appenninico → alle glaciazioni pleistoceniche → fino all’erosione attuale. Sono, letteralmente, un pezzo di oceano trasformato in una cattedrale di pietra.






















