La domanda sorge spontanea: che cos’è il “Colle Nord”?

Non si tratta di una cima riportata sulle carte né di un luogo consacrato dalla toponomastica ufficiale. È una “modesta” elevazione senza nome, posta a quota 2.890 metri, una sorta di balcone naturale sospeso tra cielo e roccia, dal quale lo sguardo può abbracciare l’intero anfiteatro del Corno Grande e il vasto bacino che custodisce il leggendario Ghiacciaio del Calderone, il ghiacciaio più meridionale d’Europa.

Il nome “Colle Nord” è frutto della mia fantasia, nato dall’esigenza di dare un’identità a un luogo che, pur privo di un vero toponimo, possiede una personalità straordinaria. Qui la montagna assume un volto severo e quasi dolomitico: una breve cresta di rocce instabili e taglienti, scolpite nei secoli dalla furia dei venti e delle tempeste che si abbattono con particolare violenza su queste alte quote del massiccio del Gran Sasso d’Italia.

La scoperta di questo luogo risale a molti anni fa, durante una delle numerose ricognizioni estive che ero solito compiere al Calderone. Ricordo ancora quella domenica di luglio. Il sentiero che dal Rifugio Carlo Franchetti sale verso il Passo del Cannone era affollato di escursionisti diretti alla Vetta Occidentale del Corno Grande lungo quello che oggi viene comunemente chiamato «La Normale»; il Club Alpino Italiano della Sezione dell’Aquila lo aveva invece denominato «Sentiero Estivo», perché nella stagione invernale è quasi proibitivo percorrerlo. Desideroso di allontanarmi dalla folla e di cercare una via diversa, deviai verso una successione di sfasciumi e pendii detritici che apparivano ostili solo a prima vista.

Passo dopo passo, la montagna si lasciò conquistare. Quella salita improvvisata si rivelò meno ardua del previsto e mi condusse senza particolari difficoltà su questa elevazione dimenticata. Fu allora che si aprì davanti ai miei occhi uno dei panorami più grandiosi che abbia mai contemplato sulle montagne d’Abruzzo.

Da quella naturale balconata, il Corno Grande appariva in tutta la sua magnificenza: le sue pareti, le creste, i canaloni e il Calderone ai suoi piedi componevano una scena degna delle grandi montagne alpine. In quel momento compresi di aver trovato un luogo speciale, uno di quei rari punti d’osservazione che sembrano creati appositamente per celebrare la grandezza della natura.

Da quel giorno ilColle Norddivenne per me molto più di una semplice meta escursionistica: si trasformò in un punto di riferimento dell’anima, quasi un piccolo santuario della montagna. Un luogo al quale fare ritorno per ritrovare il silenzio delle alte quote, osservare il lento mutare delle stagioni sulla Vedretta del Calderone e contemplare, da una posizione privilegiata, quella che considero una delle più straordinarie manifestazioni della bellezza del creato nelle terre d’Abruzzo.

Negli anni della mia attività lavorativa, il10 giugno, giorno dedicato al patrono dell’Aquila,San Massimo d’Aveja, rappresentava un appuntamento atteso. L’Istituto di Credito presso il quale prestavo servizio concedeva ai dipendenti mezza giornata di libertà e io, approfittando delle lunghe ore di luce che caratterizzano l’inizio dell’estate appenninica, trasformavo quel dono in una piccola spedizione tra le montagne del Gran Sasso. Erano gli anni della giovinezza, quando le gambe procedevano veloci e le energie sembravano inesauribili, consentendomi di conciliare la passione per l’alpinismo con il tempo da dedicare alla famiglia.

Prima della scoperta del Colle Nord, la mia destinazione prediletta era la cascata dellaValle dell’Inferno, dove un imponente nevaio, adagiato ai piedi del salto d’acqua, conferiva al luogo un aspetto quasi irreale. Quel contrasto tra la neve eterna e il fragore dell’acqua creava uno scenario che sembrava appartenere più alle regioni alpine che all’Appennino.

Ma quando il destino mi rivelò il Colle Nord, ogni altra meta passò in secondo piano. Da allora, il 10 giugno divenne quasi un rito immutabile. La salita mi permetteva anzitutto di verificare lo stato della Vedretta del Calderone, autentico gioiello glaciologico dell’Appennino, e successivamente di raggiungere quel balcone naturale dal quale lo sguardo poteva spaziare su un panorama grandioso, dominato dalle muraglie del Corno Grande e dagli sconfinati orizzonti d’Abruzzo.

Quest’anno, come accade ormai da quando gli impegni professionali appartengono al passato, l’escursione si è svolta nelle ore del mattino. E proprio quest’anno la montagna ha voluto mostrarsi nel suo volto più autentico. Le abbondanti nevicate invernali hanno infatti restituito all’itinerario un carattere decisamente alpinistico: per circa l’ottanta per cento del percorso si è proceduto su neve compatta, mentre un sottile velo ghiacciato rivestiva la calotta sommitale, rendendo più solenne e impegnativa la conquista dell’agognataVetta Occidentale del Corno Grande, che con i suoi 2.912 metri continua a rappresentare il trono dell’Appennino.

Dalla cima, il panorama appariva come una pagina aperta della storia geologica e umana dell’Abruzzo: le creste ancora imbiancate, i valloni profondi, l’immensa distesa dell’altopiano e, lontano, il mare Adriatico che sfumava all’orizzonte. E’ stato  uno di quei momenti nei quali il tempo è sembrato arrestarsi e l’uomo percepisce con chiarezza la propria piccolezza dinanzi alla grandezza della natura.

A suggellare la giornata è giunto infine il meritato convivio presso laSella di Pratoriscio, troppo spesso e impropriamente identificata con il nome di Campo Imperatore. Qui, al Thermopolium di Luca Di Carlo, il pasto consumato dopo la discesa ha assunto il valore di una vera celebrazione, degna conclusione di una giornata che ha unito fede, memoria, montagna e tradizione.

Così si è rinnovato ancora una volta il rito del 10 giugno, nel giorno dedicato a San Massimo, patrono dell’Aquila. Una ricorrenza che, anno dopo anno, continua a intrecciare la storia della città, il richiamo delle montagne del Gran Sasso e il profondo legame che un uomo può costruire con i luoghi che hanno segnato la sua vita.

1 commento

Partecipa alla conversazione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*