Della vita e delle gesta del Beato Placido da Roio abbiamo già ampiamente riferito nei link sottostanti.

Dell’importante e necessaria operazione di messa in sicurezza della Via Alpinistica che raggiunge il romito è stato redatto, in data 29 aprile 2026, l’articolo tecnico qui di seguito riportato.  

Il cartello direzione e la croce restaurata con lo stemma Bernardiniano
Il momento della benedizione.

A Settecentosettantotto anni  dalla morte del Beato Placido da Roio, la montagna è tornata a farsi custode di memoria, fede e appartenenza. Nella luminosa giornata del 13 giugno 2026, sotto un cielo terso e un sole generoso, si è svolta la solenne benedizione della rinnovata Via Alpinistica che conduce all’antico romito del Beato, al termine di un importante intervento di recupero e messa in sicurezza che ha restituito dignità e percorribilità a uno dei luoghi più suggestivi e simbolici del territorio.

La cerimonia, semplice nella forma ma intensa nei contenuti, ha saputo unire spiritualità, storia e sentimento civile. Particolarmente apprezzate sono state le parole del Sindaco di Fossa, Fabrizio Boccabella, che ha sottolineato il valore identitario dell’opera compiuta e l’importanza di custodire le radici della comunità. Profonda e toccante è stata anche l’omelia di Padre Cipriano, giunto dai vicini abitati del Comune di Ocre in sostituzione di Don Gaetano, impossibilitato a partecipare per precedenti impegni pastorali.

Con voce pacata ma carica di significato, Padre Cipriano ha richiamato tutti i presenti ai valori della memoria, della tradizione e dell’unità, ricordando come il patrimonio spirituale ricevuto dagli antenati costituisca ancora oggi una guida preziosa per le generazioni future.

Il primo gesto della benedizione ha riguardato il vessillo tricolore issato sulla Croce restaurata dall’artista Angelo Riocci di San Panfilo d’Ocre.  In quel momento, sospeso tra cielo e terra, tra il silenzio della montagna e il raccoglimento dei partecipanti, il Tricolore è apparso come simbolo di continuità, sacrificio e appartenenza. Successivamente è stata benedetta la nuova targa bronzea, destinata a sfidare il tempo, realizzata dall’artista Massimo Della Morte, memoria tangibile di un’opera destinata a tramandarsi alle future generazioni. 

Conclusa la cerimonia religiosa, insieme all’amico Mauro Marcocci abbiamo ripercorso l’intera Via Alpinistica fino all’ingresso del Romito, dove la Croce, impreziosita dal glorioso Stemma Bernardiniano, è stata nuovamente collocata al suo posto, quasi a vegliare sul cammino dei pellegrini e degli escursionisti che in futuro raggiungeranno questo luogo di silenzio e contemplazione.

La giornata è poi proseguita nel magnifico scenario del bosco di conifere di Monte Circolo. Tra il verde rigoglioso e i profumi della montagna, i partecipanti hanno condiviso una genuina merenda montanara preparata con cura da Lorenzo D’Ostilio. È stato un momento autentico di fraternità, nel quale la fatica dei mesi di lavoro si è trasformata in gioia condivisa, tra racconti, sorrisi e il comune sentimento di aver contribuito a preservare un bene prezioso per l’intera comunità.

Quando il sole ha iniziato a declinare verso l’orizzonte, il rientro a valle ha suggellato una giornata di alto valore civile, culturale e morale. Una giornata nella quale il rispetto delle tradizioni si è armoniosamente intrecciato con la bellezza austera delle nostre montagne, con la memoria del Beato Placido e con la sacralità del Tricolore, simbolo della nostra storia e della nostra identità nazionale.

La mascotte ha ammainato il Tricolore.

Un ringraziamento particolare va ai miei infaticabili compagni di lavoro, autentici protagonisti di questa impresa: Paolo Passalacqua, Francesco Mastropietro e Francesca Nallio del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, Mauro Marcocci e la piccola mascotte Leonardo Mastropietro, che con entusiasmo e orgoglio ha spiegato il Tricolore durante la cerimonia. Senza il loro impegno, la loro competenza e la loro dedizione, il recupero della Via Alpinistica non sarebbe stato possibile.

Un sincero pensiero di gratitudine va inoltre agli amici che hanno voluto essere presenti in questa significativa occasione. La loro partecipazione ha rappresentato un dono prezioso e una testimonianza concreta di vicinanza e affetto. Tra essi ricordiamo l’ingegnere Francesco Laurini, che già nel 2015 sostenne, attraverso il Lions Club, un primo intervento sulla Via; Roberto Salsa, autore dei cartelli lignei direzionali; Pierpaolo Narducci; Dino Rosa, per gli amici “Mblì Mblì”; Luca Giacomantonio; Pierluigi Polce e la signora Nunzia Petrella, che ha deliziato tutti con gli apprezzatissimi dolci della Valle Peligna; Italo Tobia; Carla De Amicis; Giampaolo Castellani; Raffaele Boccabella; Angelo Coletti e molti altri ancora.

La loro presenza ha confermato come la memoria del Beato Placido continui, a distanza di quasi otto secoli, a richiamare uomini e donne accomunati dall’amore per la propria terra, per la montagna e per quei valori che il tempo non riesce a consumare.

Così, settecentosettantotto anni dopo la sua morte, il Beato Placido sembra ancora vegliare dall’alto delle sue rocce e dei suoi boschi. E la Via che conduce al suo romitaggio, oggi restituita alla comunità, torna ad essere non soltanto un sentiero tra le montagne, ma un cammino dell’anima, capace di unire passato e futuro nel segno della fede, della memoria e della speranza.

Il vero rammarico è stato constatare l’assenza della maggior parte della Comunità di Fossa a una cerimonia tanto significativa e carica di valore umano e identitario. Un’assenza che pesa ancora di più perché l’evento si è svolto proprio nel luogo che un’Amministrazione Comunale pro tempore volle dedicare e denominare“Luogo delle Beatitudini”, attribuendo tale nome all’intero perimetro di Monte Circolo.

In un contesto come questo ci si sarebbe aspettati una partecipazione corale, un abbraccio collettivo capace di unire la comunità attorno alle proprie radici, alla propria storia e ai valori che la contraddistinguono. Sono proprio questi momenti che dovrebbero parlare al cuore di tutti, alimentando il senso di appartenenza e trasmettendo alle nuove generazioni l’eredità più autentica di una comunità: la memoria, la solidarietà e il rispetto delle proprie origini.

Quando viene meno questa partecipazione, si perde un’occasione preziosa per rafforzare il legame tra passato e futuro, tra identità e responsabilità collettiva. Ed è per questo che il rammarico non riguarda soltanto una presenza mancata, ma il rischio di disperdere un patrimonio di valori che dovrebbe invece essere custodito e condiviso da tutti.

La Croce ha ripreso a vegliare sull’Eremo.
Il discreto stemma Bernardiniano che ha disegnato l’artista Angelo Riocci
La strapiombante parete sopra l’Eremo
L’oramai famoso “terzo tempo”.

1 commento

  1. La ricchezza delle tradizioni locali sono il vero cemento della nostra unità nazionale. Grazie Paolo per averne cura appassionata.

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