

La recente sostituzione della corda lungo la Via Alpinistica che conduce all’Eremo del Beato Placido da Roio rappresenta un intervento di grande rilevanza per la sicurezza e la valorizzazione di questo suggestivo percorso montano. L’operazione, resa possibile grazie al finanziamento del Comune di Fossa, ha consentito di rendere ulteriormente sicura la vertiginosa cengia erbosa, meta di appassionati e pellegrini preparati alpinisticamente.
L’intervento è stato condotto con assoluta perizia tecnica e nel pieno rispetto delle norme di sicurezza da Francesco Mastropietro e Francesca Nallio, entrambi appartenenti al SAGF, con il prezioso supporto dell’amico Igor Antonelli. I lavori hanno previsto il completo rinnovo del tratto cordato e la sostituzione di alcune maglie con componenti di nuova generazione, assicurando così maggiore affidabilità e durata nel tempo.



La placca della scoperta



A suggellare il successo della missione, un momento conviviale presso la Caffetteria da Lorenzo, dove Lorenzo e la gentile Alessandra hanno offerto ai partecipanti un ricco e gradito aperitivo pranzato, espressione di autentica ospitalità e spirito di comunità.

L’impegno per la tutela e la memoria del luogo proseguirà nei prossimi giorni con la sostituzione della targa commemorativa, che sarà realizzata in bronzo, anch’essa grazie al sostegno del Comune di Fossa. La cerimonia di benedizione della nuova targa è prevista per il prossimo 13 giugno, occasione che vedrà la comunità riunirsi in un momento di raccoglimento e condivisione.
Beato Placido nacque in Roio forse circa il 1170. Molto pio, anche durante la sua vita nel secolo, si diede ad opere di pietà e di penitenza ed andò in pellegrinaggio a S. Giacomo di Compostella nella Spagna. Al ritorno si ammalò restando disteso ed immobile per circa cinque anni. Guarito riprese il pellegrinaggio e si ritirò a vita eremitica sul Gran Sasso della quale, nella sua agiografia si ricorda l’impervia posizione della cella. Visitò il monastero di San Niccolò e di San Salvatore a Fano e tornato nella zona nativa si ritirò sul Monte Circolo dove rimase per 12 anni. Dopo la morte del sacerdote Simeone, nel 1222 ebbe in elemosina ed oblazione un luogo denominato Pretola, che in breve, con l’aiuto di volenterosi discepoli ridusse a buona cultura, edificandovi il monastero di S. Spirito, che egli resse come superiore per vent’anni, sotto la regola cistercense. Morì il 13 giugno 1248, ed una iscrizione latina che tuttora sussiste su di un portale della rovinata Badia (recentemente restaurata) dice la gloria della purissima vita. Il complesso abbaziale di S. Spirito sorge in località Pretola, immerso nel verde paesaggio che collega Ocre e Fossa.
La fondazione del primo insediamento si deve alla munificenza del conte Berardo di Ocre e della madre Roalda, che nel 1222 concedono al beato Placido da Roio i terreni sui quali l’eremita realizza una prima chiesetta con cella monastica. Dopo pochi anni è avviata l’edificazione di un vero e proprio monastero che alla morte del beato Placido, nel 1248, passa all’osservanza cistercense, divenendo filiazione dell’abbazia di S. Maria di Casanova (Villa Celiera -Pe). Il monastero è abitato dai Cistercensi ancora per quattro secoli, fino ad esser abbandonato nel 1692 a seguito della soppressione Innocenziana. I danni provocati dal tempo e dall’incuria hanno ridotto molte delle strutture in forma di rudere; un primo restauro realizzato dalla Sovrintendenza negli anni Settanta del Novecento ed un ulteriore intervento nel 2005 hanno consentito il recupero della chiesa abbaziale con la chiesina del Beato Placido e di alcuni ambienti monasteriali, oggi destinati ad attività culturali e turistico-ricettive. Delle alte mura di protezione circondano il complesso di S. Spirito, conferendogli l’aspetto di una fortezza più che di un monastero. Per la sua particolare posizione, isolato e immediatamente sotto l’altura sulla quale sorge il borgo fortificato di Ocre, in effetti il monastero doveva curarsi della propria sicurezza e allo stesso momento fungere da avamposto per l’abitato di Ocre. L’imponente ed ampia facciata rettangolare mostra una fitta cortina di pietra interrotta dal un modesto portale di accesso e da tre bifore. All’interno l’articolazione dello spazio era funzionale alle esigenze del culto e della vita monastica per cui, sul lato occidentale, aprivano magazzini e laboratori, sul versante orientale, la sagrestia, il capitolo (ben conservato) e i dormitori; del chiostro, delle cucine e di altri ambienti di servizio rimangono pochi resti. La chiesa cistercense, nonostante abbia subito varie modifiche nel corso dei secoli, ha mantenuto l’impianto originario. Non ha una facciata e l’ingresso, garantito da un portale di forme borgognone posto lungo il fianco, è accessibile solo dall’interno del monastero, riservandone l’uso ai soli monaci. All’interno la chiesa mostra una pianta a navata unica senza transetto con arco sesto acuto di inquadramento del presbiterio ed una volta ad ogiva per copertura. Il presbiterio conserva parte degli affreschi del XVI secolo realizzati dal pittore Giovanni Paolo Mausonio e raffiguranti episodi della vita del beato Placido. Lungo le pareti della navata si scorgono tracce di affreschi duecenteschi, tra i quali una Madonna con Bambino, i SS. Pietro e Paolo ed i committenti. Al 1280 ca. risalgono gli affreschi, molto danneggiati, che decorano la cappella alla sinistra del presbiterio, probabilmente la primitiva chiesa realizzata dal beato Placido.
Lunghezza del romito: 7.10 mt. Larghezza: 3.60 mt. Direzione: N 140° Inclinazione: 25°.
La grotta è impostata in calcari bioclastici del Cretaceo tagliati da frequenti fratture e faglie subverticali con cinematica dip-slip a direzione N 135° (NW-SE). Il pavimento è in discreta pendenza ed è completamente ricoperto da massi.
Si ribadisce che la via di accesso presenta carattere alpinistico e non è assimilabile a un percorso escursionistico attrezzato. La progressione deve avvenire con estrema cautela e con adeguata esperienza tecnica, in considerazione della natura del terreno e delle caratteristiche litologiche, che rendono le superfici particolarmente scivolose, soprattutto in condizioni di freddo, umidità o presenza di ghiaccio.
Dotazioni fisse presenti lungo il percorso:
- n. 180 m di corda nautica Ø 16 mm
- n. 13 spit
- n. 3 chiodi da roccia
- n. 16 maglie
- n. 3 soste fisse, installate esclusivamente per l’uso in caso di emergenza e di percorso invernale
La presenza delle suddette attrezzature non elimina né riduce i rischi oggettivi connessi alla progressione in ambiente alpinistico.
Dispositivi di protezione individuale (DPI) obbligatori:
- casco omologato
- imbracatura
- longe da via ferrata
Sono state inoltre predisposte asole strutturali per l’utilizzo di moschettoni a ghiera, da impiegarsi secondo le corrette procedure di sicurezza.
L’accesso al percorso è consentito esclusivamente a persone adeguatamente equipaggiate e con comprovata esperienza in ambiente alpinistico.

















sempre tante le notizie che acquisisco con il vostro gruppo ..grazie