I Valorosi Uomini denominati “I Negri del Gran Sasso” e la vera storia dell’avamposto “Ju Busciu” .

A metà del ‘900, quando l’alpinismo sul Gran Sasso cominciava l’era del 5° alcuni scalatori, pensarono di costruire un riparo nel cuore del Massiccio. Era il 1949 e il Franchetti, la cui costruzione iniziò nel ’58, non esisteva ancora. Occorreva un punto di appoggio per gli alpinisti tra il Corno Grande e il Corno Piccolo , scelsero il ripido pendio morenico che sale verso il ghiacciaio del Calderone a q.2600ca, sotto due grossi massi, un po’ scomodi da raggiungere, costruirono un rudimentale bivacco e subito gli alpinisti lo battezzarono: “ju Busciu” (il Buco).

Ju Busciu 2600slm

Il piccolo rifugio sotto la morena dell’apparato glaciale del Calderone, nacque da un’idea di Andrea Bafile (junior), nipote del Comandante A. Bafile (M.d.V.M.) e fu realizzato nell’estate del 1949 con la collaborazione di alcuni valorosi Alpinisti denominati “I Negri del Gran Sasso”: un grande masso a sbalzo dalla morena, fu chiuso, nel perimetro aperto, con pietre a secco disponibili in loco a mo’ dei ricoveri pastorali rupestri, integrandosi nel paesaggio dell’alta montagna. Il manufatto era un’ottima base per le arrampicate sulle vette circostanti, veniva utilizzato anche per le sciate estive sul Ghiacciaio del Calderone, addirittura per la risalita veniva utilizzata una piccola sciovia smontabile, che per l’epoca era considerata una cosa avveniristica. Nel piccolo rifugio furono realizzati una cucina e uno spazio per dormire, con attrezzature e materiali che venivano portati a spalla da “I Negri”, partendo a piedi da Pietracamela. La qualifica di “Negro”, coniata da Pino Zac, era obbligata per i giovani che iniziavano ad andare in montagna e, “I Negri” del Gran Sasso dettero un contributo determinante per la realizzazione della Via Ferrata “Brizio” e della Via Ferrata della Piccola Parete al Corno Piccolo, detta impropriamente “Danesi” : la via fu aperta nel 1926 da Ernesto Sivitilli, Igino Panza, Bruno Marsili e Armando Trentini. Tra l’altro, “I Negri”, nel 1949, collaborarono attivamente con la troupe sul set del film “La Roccia Incantata” che in gran parte fu girato sul Gran Sasso e, nelle scene di arrampicata, le controfigure furono Andrea Bafile e Marcello Vittorini. Tra “I Negri” si ricordano, i giovani, Andrea Bafile, detto “Bieco Negriero”, Paolo Bafile, detto “Giacobbe il Chitarrista” che allietava i compagni con la sua chitarra, Natale Bruno, Achille Lucio Berardi, Giorgio Camerini, Mario Cantalini, Dante Catalani (o), Pepe’ Ciocca, soprannominato “Pepè Pellerossa”, Eugenio Di Francesco, i fratelli Aldo e Fredy Mallucci, Cencio Monti, Luigi Picchioni, Giuseppe Sabatini, Tonino Salerno, detto “Negro Coreano”, i fratelli Bruno e Renato Velletri, Pino Zaccaria (Pino Zac), il Negro Onorario Ettore Capparelli di Amatrice (RI), detto anche “Negro per antonomasia”, i meno giovani Nestore Nanni e Federico Tosti ed altri, molti dei quali sono riconoscibili nei magnifici disegni di Pino Zac (All. foto). Tuttavia “Il Buco” conserva ancora la struttura originaria in ottime condizioni. Successivamente fu composta anche una canzoncina:

“I Negri” (Nobile istituzione appositamente fondata)

Parole e musica di Andrea Bafile “Junior” composta nel 1999 in occasione del 50° anniversario dalla costruzione del rifugio “Il Buco”, i cui festeggiamenti ebbero luogo da “Maria” a Fonte Cerreto con una conviviale offerta dallo stesso Bafile ai “Negri” del Gran Sasso e agli alpinisti aquilani.

Ci retrovemo assieme come cinquanta anni fa. Non se fa vecchiu ju core, è sempre bellu campà. Allora eravamo i negri e doveamo ‘ngrufà, ma lo faceamo pe’ sfiziu, non pe’ ‘nu pezzu de pà. E venne ju rifuggittu. e dopo la via ferrata, e demmo pure ‘na mani a rizzà la roccia ‘ncantata.

Panorama dalla finestra Ju Busciu sul Corno Piccolo

Un pensiero di un alpinista

Lo spartito musicale dell’inno.
Le caricature di alcuni “Negri del Gran Sasso” da un disegno di Pino Zac

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