La Grotta della Madonnina Catasto regionale delle grotte n. A0818.

Le risorgive di alta quota del Monte Camicia (Gran Sasso d’Italia):    nuove esplorazioni e considerazioni idrogeologiche

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La Grotta della Madonnina Catasto regionale delle grotte  n. A0818.

Paolo Boccabella – Collegio Guide Alpine Abruzzo
Gianluca Ferrini – Università dell’Aquila – Dip MESVA

Introduzione

La scoperta di una nuova cavità sul versante meridionale del Monte Camicia, nel massiccio del Gran Sasso, a poca distanza dalla ben nota Fonte Grotta (140 A) introduce il discorso sulla idrogeologia di questa porzione di sistema carsico di alta quota dove si aprono quelle che sono considerate le più alte risorgive appenniniche. Il difficile accesso alla cavità, la pericolosità del sito e indizi di paleosismicità inducono a considerare di impedire l’accesso sconsiderato alla cavità.

Inquadramento geologico

Il Monte Camicia (2564 slm) è una vetta facente parte della dorsale più orientale del massiccio  del Gran Sasso collegata sulla sua linea di cresta a nord al vicino Monte Prena con a seguire il Monte Brancastello  e Monte Aquila. Quinta cima del massiccio è caratterizzato dalla diversità dei suoi due versanti: quello meridionale , che degrada verso Campo Imperatore, arrotondato ed erboso; roccioso ed aspro quello settentrionale, caratterizzato da una alpinisticamente ben nota parete che precipita per oltre 1200 m sulle colline del teramano.  Il versante sud è tagliato e modellato da una delle faglie bordiere  del bacino intermontano di Campo Imperatore: questa serie di faglie, responsabili della individuazione e della successiva subsidenza di questa depressione tettono-carsica, dislocano anche le grandi conoidi tardo-quaternarie sviluppatesi al piede del pendio segnalando una recente attività tettonica dell’area. In particolare, una di queste fratture pone in contatto la successione di calcari bioclastici inferiori/scaglia con i termini basali della sequenza rappresentanti delle Dolomie bituminose e dalla Dolomia principale testimoniando un rigetto verticale di oltre 1000 metri. Questi importanti movimenti sono testimoniati anche dalla intensa cataclasi che si nota lungo tutto il lato meridionale della depressione di Campo Imperatore dove si imposta una sviluppata morfologia calanchiva.     La morfologia del versante meridionale del M. Camicia  è marcata pesantemente da una ben nota e visibile discontinuità tettonica (cf.fig.1.21b di CALAMITA et al.,2003); tale elemento, che presenta una glacitura praticamente orizzontale , mette a contatto le Dolomie Bituminose con la formazione della Corniola. Riguardo alla interpretazione della struttura GHISETTI & VEZZANI, (1990; 1991) l’hanno considerata come un  sovrascorrimento  “fuori sequenza”; mentre D’AGOSTINO et alii, (1998) la considerano una faglia normale listrica ad attività pliocenico-quaternaria. Altri autori invece interpretano detta struttura come una faglia normale presovrascorrimento ruotata durante lo sviluppo della Catena e quindi con attuale giacitura a basso angolo (ADAMOLI et al.,1997; CALAMITA et alii, (2002); CALAMITA et.al., 2003). Lungo questa discontinuità, che costituisce un importante setto idraulico, si sviluppano le due risorgive che si sviluppano nella formazione della Corniola. Questa formazione è quindi costituita prevalentemente da mudstone nocciola e grigi depositi in strati medio sottili a cui si intercalano livelli di selce rossa o nera che riflettono le condizioni pelagiche della deposizione in ambiente di scarpata/bacino. Nella parte basale sono frequenti anche livelli più grossolani, con clasti risedimentati, dolomitizzati e ricristallizzati, la datazione eseguita su un’associazione di radiolari e spicole di spugne, dalla letteratura, è fissata al Senemuriano superiore –Toarciano p.p.. Altra peculiarità morfologica del M. Camicia è data dal massiccio affioramento della Scaglia/Calcari clastici cretacei che costituisce la tozza cima di rilievo.

L’assetto strutturale del Gran Sasso in questa zona, è definito da due principali piani di sovrascorrimento che racchiudono una unità tettonica di dimensioni chilometriche (“corpo tettonico intermedio”). Il piano di sovrascorrimento superiore taglia al suo interno la successione carbonatica, dislocandone in varia misura le unità litologiche  mentre lungo il piano di sovrascorrimento inferiore si sovrappongono i termini della successione carbonatica sulle unità silicoclastiche della formazione della Laga. Quest’ultimo piano di sovrascorrimento, di importanza regionale, è piegato in antiforme e si ricollega con quello inferiore proprio all’altezza del M.Camicia (Dente del Lupo) affiorando nella parte medio alta dell’imponente parete Nord.

Idrogeologia

Il complesso Monte Prena – Monte Camicia viene compreso nel complesso idrogeologico dolomitico e calcareo –dolomitico basale (Triassico sup.-Giurassico inf.) che rappresenta, appunto, la base stratificata dei vari  complessi carbonatici che si sovrappongono nel  massiccio del Gran Sasso. Costituito da dolomie, dolomie calcaree e da livelli di dolomie bituminose (formatesi in ambienti euxnici eteropici alle aree di piattaforma), si presenta molto fratturato e cataclasato con permeabilità di insieme piuttosto ridotta (ADAMOLI, 2013). Una delle caratteristiche degli acquiferi del Gran Sasso è quella di essere compartimentati sia in senso verticale che orizzontale a causa dell’intensa tettonizzazione dei termini affioranti e delle importanti faglie che interessano l’area (FARRONI et al., 1999). Da questo punto di vista il massiccio del Camicia è appunto un acquifero compartimentato essendo fatto tagliato:    -orizzontalmente da (dall’alto verso il basso): a) dal contatto tra i Calcari clastici del M. Camicia con la sottostante Scaglia rossa, b) dal contatto tra la Corniola e le dolomie bituminose, c) dal sovrascorrimento superiore che affiora nella parte alta della parete Nord;       -verticalmente: dalle faglie bordiere del Campo Imperatore a sud e dalla grande faglia normale che lo divide dal M.Prena.  Di interesse speleologico la famosa discontinuità Scisti bituminosi/Corniola lungo la quale si trovano le due risorgive al momento conosciute; da notare inoltre che lungo questo limite, che si segue con continuità lungo gran parte del versante ud, sono presenti diverse piccole sorgenti a regime anche perenne. Questa spinta frammentazione, ci porta a considerare il Monte come costituito quindi da una serie di piccoli micro sistemi olocarsici (sensu Cvijic) non in comunicazione tra di loro.

Carsismo  ipogeo

E’ stato da tempo e da più Autori affermato che i fenomeni  carsici ipogei nel massiccio del Gran Sasso non sono molto sviluppati limitandosi, per tutta l’area, a una decina di cavità di modesto sviluppo ed impatto. La presenza di un importante orizzonte carsificato è stata comunque messa in luce dalle indagini eseguite nel quadro delle prospezioni condotte  per la realizzazione del traforo autostradale; i tre sondaggi esplorativi  (Fontanari, Monte Aquila e Vaduccio) eseguiti sulla verticale dell’opera, hanno messo in luce la presenza di una fascia (tra gli 80 ed  i 100 metri di spessore) posta tra i 1500 e i 1700 metri di quota di carsismo diffuso corrispondente secondo alcuni alla fascia di fluttuazione della superficie superiore della falda basale  dell’acquifero (MONJOIE, 1975,1980). L’assenza di grandi cavità assorbenti nelle zone di ricarica del sistema è da ricercarsi anche nelle importanti coperture sedimentarie dei vari piani carsici che caratterizzano l’area; ricordiamo che,  durante il Quaternario, gran parte dell’Italia Centro-meridionale fu investita da materiali cineritici di origine vulcanica provenienti per via eolica prevalentemente dai centri di emissione della provincia Comagmatica Romana (PECCERILLO, 2005). Le principali catene carbonatiche dell’Appennino disposte all’incirca parallelamente alla costa tirrenica furono così ricoperte da coltri vulcano clastiche in spessori variabilissimi, più spessi nelle zone vallive e nelle depressioni di origine carsica (M.Simbruini, M. Lepini, M. Aurunci). Questo processo è stato particolarmente intenso sulla catena del Gran Sasso  dove l’articolata e diffusa morfologia carsica ha agito come trappola e zona di conservazione dei depositi che hanno di fatto occluso eventuali cavità. Un altro fattore limitante la formazione di grotte di grande sviluppo potrebbe essere inoltre visto nella compartizione dell’acquifero che, in ultima analisi, risulterebbe costituiti  da una serie di mini sistemi limitati delle varie discontinuità.     Sul versante meridionale del M.Camicia, intorno ai 2000 m di quota si ritrovano due risorgive considerate tra le più alte dell’Appennino, assai simili tra d loro anche se sviluppatesi su lineazioni tettoniche differenti.

Fonte Grotte

La grotta, segnata anche dalla cartografia IGM, era senz’altro conosciuta da tempo ai cacciatori ed ai pastori che tenevano le greggi a Campo Imperatore, alle pendici del M.Camicia, data la peculiarità di fornire abbondante acqua anche nell’estate inoltrata. Il toponimo  Fonte Grotte (o Fonte Grotta) indica sicuramente l’utilizzo del sito come approvvigionamento idrico ed è presumibile che i frequentatori della montagna non si spingessero più di tanto al suo interno. Verso la fine degli anni sessanta la costruzione di un acquedotto che capta le acque che fuoriescono dalla grotta per convogliarle verso il fontanile di Fonte Vetica risveglia l’interesse  degli speleologi infatti, nel 1971, il Gruppo Speleologico  Aquilano ne conduce una prima   sistematica esplorazione che si arresta di fronte ad una strettoia che sembrava al momento insuperabile. Negli 1972-73 la grotta viene nuovamente  e più metodicamente visitata dal  Circolo Speleologico Romano che, dopo una lunga opera di disostruzione, supera la strettoia che aveva fermato gli Aquilani e porta a termine l’esplorazione ed il rilievo topografico. Data la sua peculiarità di risorgiva di alta quota è stata da tempo inserita nella lista del geotipi della Regione  Abruzzo per cui si richiede la protezione integrale.

Itinerario  di accesso

La grotta  può essere raggiunta per due diversi  itinerari, il primo, riportato nelle relazioni delle prime esplorazioni, parte dal piazzale antistante la miniera di lignite (1764 slm) a cui si perviene seguendo una strada bianca che, imboccata nei pressi di Fonte Macina (a 500 m Ovest di questa), si alza regolarmente    costeggiando ed attraversando l’ampio conoide che si sviluppa allo sbocco dal vallone che divide il M.Prena dal M.Camicia. Dalla miniera si risale, a piedi, un  canalone su cui incombe  la parete alla base della quale  si apre la cavità; dopo averlo risalito per ca.  100 metri di dislivello si traversa a dx (verso Est) fino a risalire un crestone detritico che limita il  canalone stessa. Raggiunta la cresta la si percorre facilmente fino alla sommità dove si incontra il taglio recente  dell’acquedotto che capta le acque della risorgiva; da qui, su traccia di sentiero abbozzata sui pendii detritici che sovrastano gli impianti  della miniera seguendo la base della parete calcarea costituita dalla formazione della Corniola, si perviene all’entrata della grotta (0,45 ore dalla miniera) 300 m ca. di dislivello) chiusa da una porta in ferro solitamente aperta. Data la quota  a cui si apre  la cavità, l’ambiente alpino e l’esposizione dell’ultimo tratto si raccomanda prudenza e condizioni meteo ottimali; la cavità è difficilmente raggiungibile nel periodo invernale.

 Descrizione

“Varcata la porta, si penetra nel primo ambiente costituito da una galleria di interstrato, la cui volta bè liscio e compatto letto di uno strato. Superata la piccola diga  e il bacino, dopo una brusca curva verso Nord-Est, inizia la serie di gallerie in cui, rimanendo sempre evidente il letto dello strato che forma la volta, essa appare però solvata quasi esattamente al centro  da una fessura diaclasica.

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Le due sale che si incontrano successivamente presentano manifesti segni di crollo e appaiono essersi formate là dove diaclasi trasversali incrociano il fascio diaclasico principale. Oltre la seconda sala, la più vasta, la cavità comincia a restringersi e la volta   ad abbassarsi, tanto che spesso si è costretti a strisciare nell’acqua per procedere. Una saletta al termine di questa prima serie di strettoie rappresenta il punto più avanzato raggiunto prima che il Circolo Speleologico Romano operasse lo sfondamento del budello che inizia da questa sala. Superato questo, dopo un breve slargo, se ne presenta subito un altro e quindi la cavità continua per cunicoli sempre bassi e faticosi. Quest’ultima parte della grotta presenta un brusco cambiamento della morfologia: scompaiono le acque correnti, il suolo è ingombro di materiale detritico e sulle pareti compare una fine fanghiglia di degradazione; elementi che indicano l’essere questa una parte inattiva della grotta” . (Gianfranco Trovato, del Circolo Speleologico Romano da Grassi, 1997).

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Dati Catastali

A140 – Fonte Grotte Sinonimi: Fonte Grotta, Risorgenza di Fonte Le Grotte

Località. Colle dell’Omo Morto (M.Camicia) – Comune di Castel del Monte

Cartografia: IGM: 140 – II – NO “Castelli” Coordinate: 42° 25’ 51” lat N 1° 16’ 05” Quota ingresso 2050 slm

Terreno geologico: Formazione della Corniola – Sviluppo m310 dislivello +20

Grotta della Madonnina 

Questa nuova  cavità è stata scoperta il 29 settembre 2015 dall’Associazione “I Corridori del Cielo dell’Aquila” nel quadro delle attività di studio e valorizzazione dell’ambiente montano che questa associazione porta avanti dal 2011 (www.icorridoridelcielo.it)

Itinerario d’accesso                    

Distando un centinaio di metri da Fonte Grotte gli itinerari di salita sono i medesimi. Da ribadire l’estrema pericolosità del sito che, trovandosi alla base della parete, è soggetto a caduta sassi; inoltre l’instabilità dei coni detritici e l’assenza, al momento, di qualsiasi traccia di sentiero rende l’approccio allo stretto ingresso assai rischioso. Anche per questo motivo si è pensato di disciplinare l’accesso alla cavità installando un cancello ed addossando all’ingresso del materiale roccioso allo scopo di ripristinare le condizioni per la scoperta.

Descrizione della cavità                                                                                                                                                

La stretta entrata, creatasi per il franamento di un blocco che ostruiva l’ingresso, immette in una saletta il cui fondo è occupato da un laghetto; a destra una stretta diramazione impraticabile da cui scorre un flusso d’acqua, a sinistra l’ambiente, ostruito da detriti, si stringe fino a chiudersi consentendo però l’uscita dell’acqua di scolo che si immette direttamente nei detriti  del versante. Proseguendo per l’asse principale, camminando su vaschette, si perviene, dopo una decisa svolta verso destra, ad una sala un poco più ampia della precedente, ingombra di alcuni blocchi e riccamente concrezionata. Il soffitto della sala, e di tutta la cavità, è costituito da un liscio strato (inciso da una diaclase) che ne forma l’architrave e controlla il profilo la sezione trasversale.

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Dati catastali   

Grotta della Madonnina Località: Colle dell’Omo Morto (M.Camicia) – Comune di Castel del Monte

Cartografia IGM 140 II  NO (Castelli) Coordinate Lat 42° 25’ 54,49” N   Long 13° 43’ 08,33” E

Quota d’ingresso 2072 slm Terreno geologico: Formazione della Corniola –  Sviluppo: m 75 dislivello m + 6

Considerazioni speleogenetiche

 Ambedue le cavità si sviluppano lungo una ben nota e visibile discontinuità tettonica che marca pesantemente la morfologia del versante  meridionale del M.Camicia (cfr.fig.1.21b di CALAMITA et al.,2003); tale elemento, che presenta una giacitura praticamente orizzontale, mette a contatto le Dolomie Bituminose con la formazione della Corniola. Riguardo alla interpretazione della struttura GHISEWTTI & VEZZANI, (19890;1991) l’hanno considerata come un sovrascorrimento “fuori sequenza”; mentre D’AGOSTINO et alii, (1998) la considerano una faglia normale listrica ad attività pliocenico-quaternaria. Altri autori invece interpretano detta struttura come una faglia normale presovrascorrimento  ruotata durante lo sviluppo della Catena e quindi attualmente a basso angolo (ADAMOLI et al.,1997, CALAMITA et alii (2002); CALAMITA et al..2003). La formazione della Corniola, nella quale si sviluppa la cavità, è costituita prevalentemente da mudstone nocciola e grigi depositi in strati medio sottili a cui si intercalano livelli di selce rossa o nera che riflettono le condizioni pelagiche della deposizione in ambiente di scarpata/bacino. Sono frequenti anche livelli più grossolani con clasti risedimentati  in grossi banchi specie nella parte basale che spesso è dolomitizzata e ricristallizzata. Relativamente alla datazione l’associazione di radiolari e spicole di spugne, da tempo studiata indica il Sinemuriano superiore . Toarciano p.p.

Conclusioni

Le pendici meridionali del M. Camicia, nella zona di raccordo tra i ripidi pendii del versante e l’ampia conoide alluvionale attiva della Fornaca hanno rivestito nel tempo una grande importanza nello sviluppo delle attività agro-pastorali di Campo Imperatore per la copiosa presenza acqua. La risorgiva di Fonte Grotte era certamente nota da tempo data la sua particolarità di fornire abbondante acqua anche nell’estate inoltrata ed il suo toponimo indica sicuramente l’utilizzo del sito come approvvigionamento idrico. La nuova cavità esplorata , al contrario non manifesta una fuoriuscita diretta ma immetteva le acque direttamente nel cono detritico del versante al di sotto della fascia cataclastica formatesi in corrispondenza della discontinuità tettonica descritta. L’esplorazione del versante detritico che si sviluppa sotto la bastionata rocciosa in cui si sviluppa la nuova grotta ha permesso di individuare la sorgente alimentata da questa, posta una quindicina di metri più in basso dell’ingresso  e caratterizzata  da muschi e depositi travertinosi.  Le acque delle due risorgive confluiscono quindi verso la base  del canalone dove venivano alla luce in corrispondenza della faglia bordiera nella sorgente dei Caldai; tutta questa zona prende il nome de i Caldai in sicuro riferimento al caldaio, usato dai pastori per la produzione del formaggio e qui sicuramente alimentato dai depositi lignitiferi. Una zona quindi frequentata e attiva che vede, intorno al 1935, la costruzione di un insediamento estrattivo (La Miniera di Lignite) per la coltivazione delle impregnazioni delle Dolomie bituminose; tale installazione non entrò di fatto in produzione in quanto, completata proprio allo scoppio della II Guerra Mondiale, fu bloccata dalle vicende belliche.  E’ probabilmente di questo periodo la realizzazione di una canaletta realizzata sulla linea di massima pendenza del versante proprio in corrispondenza della nuova cavità studiata e diretta ai fabbricati, oggi in rovina, che dovevano ospitare i forni per l’estrazione del bitume. Alla fine degli anni ’60 viene realizzata l’opera di captazione delle acque che fuoriescono da Fonte Grotte che vengono convogliate verso il fontanile di Fonte Vetica; la deviazione di uno dei maggiori apporti idrici al versante ; insieme ad un naturale decremento delle portate di tutte le sorgenti  in quota negli ultimi decenni, porta ad un impoverimento del regime idrologico di tutta la zona dei Caldai confermandone il suo abbandono.  Questa diminuzione  delle portate è da imputarsi  principalmente ad un diminuito apporto negli ultimi decenni delle precipitazioni meteoriche, specie quelle invernali, a cui si associa un modesto incremento delle temperature medie annue che porta ad un incremento dell’evaporazione a scapito della infiltrazione efficace e quindi della ricarica dell’acquifero.

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