La rinuncia non è mai una sconfitta: è solo rimandare la vittoria.

Tra i seracchi  del Nevaio “perenne” Fosso della Pila: quest’anno già in agonia.

Bisogna sempre imparare  che in montagna non esiste tutto e subito, come del resto nella vita quotidiana. I deliri di onnipotenza è meglio lasciarli a casa prima di intraprendere un sentiero di montagna. Piuttosto è la capacità di saper rinunciare a rendere noi più resistenti e, magari, il raggiungimento di un obiettivo più dolce.  Chi ha una passione profonda per le vette si nutre anche di “sconfitte”. Qualsiasi meta essa sia,  non sarebbe così bella se non fosse difficile da raggiungere, fa parte di un bel gioco che comunque vale la pena di giocare, anche se si perde. Un Grande Alpinista Hermann  Buhl sosteneva: “l’alpinista è un inquieto inguaribile: si continua a salire e non si raggiunge mai la meta. Forse è questo che affascina:  si è alla ricerca di qualcosa che non si troverà mai”.  A volte le rinunce sono più coraggiose del proseguire: perché si riporta la pelle a casa.  Pure certi esploratori  lo sanno: uno su tutti Sir Ernest Shackleton, il quale dovette rinunciare quasi subito all’impresa di attraversare l’Antartide quando il pack stritolò la sua  nave Endurance. Ma giocò la partita della vita proprio a seguito di quella  “sconfitta” riportando tutto l’equipaggio in salvo dopo nove incredibili mesi dall’affondamento.    

Questo post è dedicato ad un cuore grande il quale è riuscito a superare quella difficile giornata…

I seracchi della Pila …
L’ignoto.

Attraversando i seracchi
La forza dell’acqua
L’ignoto parte II

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