La vera storia del Laghetto “inframorenico” Sofia

Quando meno te lo aspetti una gita in montagna ti può regalare un evento eccezionale: Il Laghetto Sofia “ghiacciato”.

Nella conca situata ai piedi del Ghiacciaio del Calderone, l’unico corpo glaciale più a sud d’Europa, si forma in qualche estate il Lago Sofia o del Calderone. Le acque di fusione del ghiacciaio che si raccolgono a seconda dell’epoca in uno o più ruscelli, confluiscono generalmente in un inghiottitoio e poi si perdono fra le ghiaie permeabili della morena frontale. L’Ing. Dino Tonini, nei suoi annuali sopralluoghi al Ghiacciaio del Calderone, notò che se l’inghiottitoio si intasa per un eccessivo apporto del materiale morenico di fondo, dovuto ad una eccedenza temporanea dell’afflusso delle acque di fusione, rispetto al sempre limitato deflusso attraverso la morena, si forma il lago. Lo specchio d’acqua si manifesta soprattutto nei periodi di forte regresso del ghiacciaio. Nell’estate 1946, epoca nella quale fu osservata la maggiore espansione, aveva un diametro di circa 60 m e la q. 2684; nel 1947 aveva 8 m di diametro. Sulla sponda del lago, coperte di neve, sono state notate caratteristiche tane di talpa glaciale dell’altezza di 3 – 4 cm e del diametro di 20-30 cm coperte da uno strato di finissimo limo. Queste tane si formano in corrispondenza di piccoli inghiottitoi quasi filtri d’acqua, che richiamando le acque di fusione portano ad un concentramento locale di particelle solide che, in prosieguo di tempo, costituisce una buona protezione contro il generale scioglimento della coltre nevosa. Nel settembre 1951 aveva un diametro di 15 m; nell’estate del 1953 il lago era scomparso, nel 1955 si era nuovamente formato ma in misura molto ridotta poi, è nuovamente scomparso. Il 23 luglio 1967 è stato notato da V. Martello.  Il Laghetto Sofia al Ghiacciaio del Calderone:  tornò l’8 settembre 2016……. solo per un giorno. Un evento d’altri tempi.  Alcuni dati tecnici: diametro 15 -20 metri, profondità cm 120, ruscelli immissari n 3.  Il giorno che è stato visto aveva già perso cm.80 di acqua, misurazione  effettuata attraverso l’altezza del limo rilasciato sulle pareti della “riva”  del lago.  Purtroppo per la breve durata del Laghetto le “talpe glaciali”  non si sono formate; d’altra parte è stato un fenomeno eccezionale in quanto delle violente grandinate hanno occluso i “sifoni di ghiaccio” che poi si sono gelati formando uno strato impermeabile, una volta risalita la temperatura i sifoni si sono riaperti e l’acqua è defluita rapidamente di nuovo.

Gli spiaggianti del 1935

Sono tornati gli spiaggianti 2016
La foto più antica dell’Apparato Glaciale del Calderone 1888
Laghetto Sofia luglio 2011

Laghetto Sofia settembre 2016
Laghetto Sofia settembre 1949 (foto Tonini)
I sifoni che hanno inghiottito il laghetto

Finalmente il Laghetto Sofia ha il suo volto.                  

 A partire dal 1929 il Ghiacciaio del Calderone è stato oggetto di sistematiche osservazioni che l’Ing. Tonini (1905-1975), Professore di Idrologia all’Università di Padova,  ha condotto   fino al 1961, con scrupolosi  e meticolosi rilievi annuali,  il tutto patrocinato  dal Comitato Glaciologico Italiano e dalla Sezione Idrologica del Ministero dei LL.PP. di Pescara.  Tonini  in  una delle tante  visite in terra Abruzzese,  nel 1938  è ospite dell’ Azienda Agricola  “Mapei” di Nocciano (PE)  dove conosce  Sofia  (1907-1993),  unica erede di Camillo,  che sposò  nel 1939,  da questa unione nacquero cinque figli, ad oggi tutti viventi.   Dal 1929 al 1947 tutte le relazioni, disegni e quant’altro  riportavano  la dicitura “Laghetto  inframorenico del  Ghiacciaio del Calderone”.   Solo nel manoscritto del 1949,  successivamente  inviato nel 1950 al Comitato Glaciologico Italiano compare il nome “Laghetto inframorenico Sofia”. Infatti nei sopralluoghi e rapporti degli anni successivi,  sempre effettuati dall’Ing Dino Tonini,   scomparirà “inframorenico” e rimarrà solo “Sofia”.

Sofia Mapei (foto Tonini)

Riporto qui di seguito le due relazioni:

“Campagna glaciologica 1947. – L’annuale sopraluogo al Ghiacciaio del Calderone è stato effettuato, con la cortese collaborazione del.1a Sezione Idrografica di Pescara  il 12 settembre 1947. . . Il ghiacciaio presentava un aspetto generale non dissimile da quello del 1946,” con il laghetto inframorenico alla sua base: la superficie del ghiacciaio non era però .del tutto scoperta, soprattutto nella parte superiore e destra; minor estensione presentava la crepacciatura  sia trasversale che perimetrale, comunque ben sviluppata sul lato destro sotto la Vetta Centrale. Notevole sempre la congerie dei detriti…….”

“L’annuale sopraluogo al ghiacciaio del Calderone del Gran Sasso d’Italia è stato effettuato con la costante, cortese collaborazione della Sezione Idrografica di Pescara  il 9 settembre 1949.  II Ghiacciaio, coperto da uno strato di neve recente e da abbondanti detriti, specie nella parte terminale, appariva notevolmente ridotto. Ridotto pure il laghetto Sofia, la cui quota approssimata, con riferimento ad un segnale su roccia in posto,  in corrispondenza della sponda Nord, è risultata di 2.684 m. circa…….”

La storia dell’Azienda Agricola Mapei inizia nel 1813 quando Domenico Mapei (1772-1845), notaio in Nocciano, acquistò il piccolo convento appartenuto all’Ordine dei Francescani e soppresso dagli editti napoleonici. Egli restaurò e adattò a dimora l’ex-convento e incrementò il patrimonio familiare con l’acquisizione di alcune masserie nell’agro noccianese che costituirono la base iniziale dell’attuale proprietà. Suo figlio Vincenzo (1806-1869) – avvocato, agronomo, esperto bachicoltore e imprenditore tessile – impiantò nella dimora del piccolo paese abruzzese una bigattiera per l’allevamento dei bachi da seta e una filanda artigianale. Per suo merito la produzione di pregiati tessuti serici della filanda Mapei vinse un premio all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1856. Egli fu anche l’autore di un manuale Cenni per facilitare la trattura della seta, Chieti, Del Vecchio, 1856.  Continuò l’attività di Vincenzo il figlio Pietro (1835-1899) che dovette affrontare la crisi che colpì molte filande del centro e sud Italia per la concorrenza nel settore tessile oramai industrializzato delle regioni settentrionali. Dei cinque figli di Pietro, subentrarono nella direzione dell’Azienda Nicola (1865-1948), che aveva scelto la carriera militare e che riorganizzò la produzione zootecnica, olearia e vinicola e Camillo, valente avvocato di Cassazione. Quest’ultimo incrementò significativamente il patrimonio terriero e trasmise all’Azienda lo spirito imprenditoriale che ancora oggi la anima. Sofia (1907-1993), unica erede di Camillo, portò nell’ex-convento un’atmosfera ospitale e conviviale. Sposò Dino Tonini (1905-1975), professore di Idrologia all’Università di Padova, che conferì nuova vitalità all’Azienda, progettando, tra le altre, l’attuale rete irrigua. Egli era anche appassionato cultore delle arti e da giovane, (1926) fu tra i fondatori del Futurismo a Padova. ‘E proprio in omaggio a Dino che s’ispira il logo dell’Azienda e i nomi dei suoi vini.   Oggi l’Azienda Agricola Mapei, di proprietà dei cinque figli di Sofia e Dino, è gestita a conduzione familiare da Pietro Tonini, ingegnere elettronico, con i fratelli e la figlia Eleonora, agronomo professionale.

L’Apparato Glaciale del Calderone anno 1915
L’Ghiacciaio del Calderone 1963 – 2020 (tratteggiato 1910)
Il Ghiacciaio del Calderone nel 1912-13 (collezione Angeletti)
Laghetto Sofia ghiacciato 2019
Ghiacciaio del Calderone primi ‘900
Ghiacciaio del Calderone inverno 1966 (Mimì Alessandri-Antonella Panepucci, ecc)
Sifoni

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