L’acquedotto di Rionne

L’Acquedotto di Fonte Rionne e la Capanna Bafile del Prof Carlo Tobia. Due grandi opere di notevole importanza: uno di carattere ingegneristico e sociale cioè la realizzazione di un acquedotto per rifornire d’acqua alcuni comuni della fascia pedemontana del Gran Sasso e l’altro la creazione di un rifugio della Sezione Aquilana del CAI sul Gran Sasso. L’incarico di costruire l’acquedotto per i comuni consorziati di S. Stefano di Sessanio, Carapelle Calvisio e Castelvecchio Calvisio utilizzando le acque di Fonte Rionne fu affidato all’ingegnere Giovanni Taranta, socio della Sezione CAI dell’Aquila. Questi fin dal 1914 mise mano al progetto iniziando una serie di sopralluoghi e di inchieste tra i pastori di Campo Imperatore per accertare la natura e la consistenza della sorgente. In questa prima fase esplorativa e di studio seguirono delle relazioni delle quali vogliamo riportare qualche breve passo perché mostra come nella personalità dell’ing. Taranta, accanto alla razionalità del tecnico, fosse presente anche una spiccata sensibilità verso gli aspetti più nascosti della natura. Nelle relazioni allegate al progetto di massima per un acquedotto da Fonte Rionne, L’Aquila, 1923, dopo aver descritto “le accidentate creste – veramente pittoresche a vedersi – del Monte Fornaca (sulla cara dell’I.G.M. segnato erroneamente Infornace m 2342 slm)” ed i “burroni orridi e scoscesi che scendono a precipizio dal fianco di una delle montagne più aspre non solo del nostro Abruzzo ma di tutto l’Appennino”, al paragrafo 9 del progetto di massima afferma che “Essa (la Fonte Rionne) è quasi di sicuro alimentata dai nevai perenni che si annidano nei crepacci della frastagliatissima cresta di Monte Fornaca. L’acqua scorre sulla viva roccia sul fondo di due burroni convergenti e, giunta a valle, scompare sotto il grossolano detritico calcareo che copre il piede del monte”. Nel 1923 venne costruita una baracca in legno su un basamento di cemento come ricovero per gli operai e magazzino per gli attrezzi e si dette avvio ai lavori per la realizzazione dell’acquedotto, che terminarono nel 1926-27. La Sezione Aquilana del CAI si rese ben presto conto di come tale ricovero, ormai non più utilizzato, potesse essere un’ottima base per escursioni estive ed invernali nel gruppo Prena-Infornace-Camicia e, per iniziativa del suo Presidente Avv. Ettore De Vincentiis, ne ottenne la cessione, lo restaurò e l’attrezzò come rifugio: il primo rifugio del CAI dell’Aquila sul Gran Sasso, ubicato a q. 1709 allo sbocco del canalone di Fonte Rionne. Questa iniziativa destò molto entusiasmo tanto che già nel luglio del 1929 il nuovo rifugio, allestito ancora in parte, fu subito meta, come base di partenza per escursioni o punto di appoggio per lunghe traversate, di molti soci della Sezione. Ricordiamo qualche nome: Ubaldo Bafile, Ugo Di Francesco, Giuseppe Equizi, Michele Iacobucci, Renzo Morigi, Nestore Nanni, Vittor Ugo Santini, Mario Seritti, Pietro Verrua. La validità, in quegli anni, del rifugio fu rilevata anche dal famoso Alpinista Abruzzese Ernesto Sivitilli che, in una sua breve guida alpinistica del Gran Sasso scrisse: “Al Campo Imperatore esiste un piccolo Rifugio intitolato ad Andrea Bafile, sotto il monte Prena, indicato per le salite al m. Prena ed al m. Camicia, facilmente accessibile in inverno, e che permette le più interessanti traversate e ascensioni in sci” (E,Sivitilli, Il Gruppo del Gran Sasso, in “G.U.F., 1^ Scuola di Roccia. 2^ Settimana alpinistica sul Gran Sasso”, L’Aquila, 1933, p.16). Il 21 agosto 1929 avvenne la solenne inaugurazione e la intitolazione alla M.d’O.V.M. Andrea Bafile. Alla cerimonia parteciparono circa 250 persone, soprattutto soci del CAI dell’Aquila, di Roma e di Isola del Gran Sasso. Presenti anche i sindaci dei paesi pedemontani , le autorità del P.N.F., il fratello dell’Eroe, avvocato Ubaldo Bafile, Presidente della Provincia dell’Aquila, e il progettista dell’acquedotto ing. Giovanni Taranta. Officiò il rito religioso mons. Giuseppe Equizi. La “Capanna Bafile”, così fu denominato il rifugio, rivelò subito la sua importanza come base per ascensioni sul gruppo Prena-Camicia. Citiamo, tra le più importanti, la traversata sciistica Assergi-Capanna Bafile con la prima salita in sci al monte Camicia del 24.1.1931 effettuata da Aldo Bonacossa e Luigi Binaghi, la prima salita con gli sci al monte Prena dalla Capanna Bafile il 9.3.1932 degli stessi alpinisti, la traversata sciistica S. Stefano di Sessanio-Capanna Bafile-Provvidenza del 13/14.3.1932 con la prima salita con gli sci di Pizzo d’Intermesoli e di M. Corvo di Aldo Bonacossa, Luigi Binaghi e Ninì Pietrasanta, la ripetizione della 1^ invernale del 1899 di m. Infornace da parte dei fratelli Giuseppe e Angelo Maurizi il 18.2.1933. Ricordiamo infine la gita sociale sciistica nel dicembre del 1931 della Sezione dell’Aquila alla Capanna Bafile da S.Stefano di Sessanio con la partecipazione di 20 soci. Il rifugio continuò ad avere una sua importanza negli anni successivi alla inaugurazione soprattutto per la mancanza di strade di accesso alle pendici del gruppo Infornace-Prena-Camicia: infatti nel periodo 1929-33 i pernottamenti di alpinisti ed escursionisti, in prevalenza delle Sezioni dell’Aquila, Roma e di Chieti, furono ben 193. Purtroppo il 20 novembre 1932 subì un primo saccheggio che si ripeté l’anno successivo e poi ancora. Ogni sforzo per riattrezzare il rifugio era di breve effetto , finché andò completamente distrutto durante l’ultima guerra. Della Capanna Bafile non rimane oggi che un malinconico pezzo del basamento della porta d’ingresso. Ma il ricordo di Andrea Bafile è mantenuto vivo dal “Bivacco” a Lui intitolato costruito sulla cresta SE della Vetta Centrale del Corno Grande a q 2669. A trascrivere certi Personaggi citati nella relazione mi “tremavano” le mani.

La Capanna Andrea Bafile


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