La Sella di Pratoriscio innevata

“SELLA DI PRATORISCIO” impropriamente detta “Campo Imperatore” da una carta topografica del 1888.

La Sella di Pratoriscio (2135slm) ora è impropriamente definita Campo Imperatore, in quanto vi sorge l’albergo omonimo. Sono in tale località la stazione superiore di arrivo della Funivia del Gran Sasso d’Italia, l’Osservatorio Astronomico e il giardino alpino creato dallo Scienziato Aquilano Vincenzo Rivera, fondatore dell’Università dell’Aquila. Il toponimo “Sella di Pratoriscio” ora tende a scomparire, ma un tempo rappresentava una vera e propria sella per i pastori che dal Vallone della Portella puntavano a Passo del Lupo (2153slm) e alla Sella di Pratoriscio, superata la quale si scendeva a “Campo Imperiale”, ora Campo Imperatore propriamente detto. 

Antica carta topografica del 1888

Antica carta topografica del 1888

C’ERA UNA VOLTA UN PRATO CHIAMATO “PRATORISCIO” di Alessandro Clementi

“Un morbido prato di altura (siamo a 2123 slm) che circondava l’albergo di Campo Imperatore un esempio quest’ultimo di come allora si diceva “stile novecento” e che stava sulla linea della Bauhaus (eravamo negli anni trenta). Un sottopassaggio univa ed unisce ancora la stazione di arrivo della funivia all’albergo. Si sa, i venti impetuosi di un valico che dritto dritto univa Tirreno ed Adriatico, non sono scherzi. La stazione di arrivo della funivia: un rustico bugnato da alberghetto svizzero. E intorno sempre un morbido prato. Poi, nel dopoguerra, l’osservatorio astronomico.  Una realtà per studiare la corona solare. Dove trovare un posto più comodo per evitare il limo atmosferico che impediva limpide visioni? Il morbido prato, tuttavia, cominciava ad avere larghe chiazze di bianca breccia calcarea. Soprattutto quando si realizza con scavo a cielo aperto, un tunnel che unisce la stazione di arrivo all’osservatorio. Si sa: i venti. Poi il giardino alpino. Si zappettano le aiuole.  E non si finisce: arriva la strada da Fonte Cerreto all’albergo. Un sogno a lungo carezzato da quanti credettero di poter vincere una sfida con la natura. Perse la natura: soggiogata, violentata, umiliata.  Un grande piazzale asfaltato che spazzò via l’ingombro del morbido prato. Di lì una valanga di interventi. Gli impianti di risalita con scoticamento della Scindarella ed eliminazione delle roccette affioranti tanto noiose par gli amanti dello sci luna park. Poi la galleria: sondaggi, perforazioni, cubi di cemento, piste sterrate e non risarcite che destinano i morbidi prati a dilavamenti irreversibili.

Luogo infernale.

Il Giardino Alpino intitolato a Vincenzo Rivera

Il Giardino Alpino intitolato a Vincenzo Rivera 

Dal fondo si sperava si sarebbe risalita la china, cominciando a pensare ad un restauro del paesaggio per quel che si poteva ancora restaurare. E ne venne qualche speranza nel momento in cui si destinarono somme a tale finalità. Ma oggi nemmeno più a pensarci: dove si potrebbero prendere i fondi per quella sagra dell’inutile che è il ripristino ambientale?”

Il Giardino Alpino e sullo sfondo il Corno Grande

Il Giardino Alpino e sullo sfondo il Corno

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