a Il Mulino Cappelli

Il Mulino San Martino alla Masseria Cappelli il Villaggio degli Arcari e il Rifugio Fioretti

Il  Mulino San Martino alla Masseria Cappelli 

Insediamenti minori ed attività pastorali nel versante meridionale del Gran Sasso. Si tratta di un organismo spaziale complesso probabilmente formatosi sugli elementi residuali dell’antico castello di Chiarino: l’edificio identificato come Mulino e che in realtà presenta condotti di adduzione e di fuoriuscita per l’acqua del vicino torrente è difficilmente ricostruibile nelle articolazioni funzionali. Le alte quote e la presenza di vaste superfici boscose potrebbero far escludere la presenza del mulino per granaglie ove non si consideri che il solo fabbisogno di pane per i numerosi dipendenti delle masserie in un regime di gestione autosufficiente quale doveva essere quello del sistema Cappelli poteva rendere significativo un tale impianto.

 

B Il pignone della ruota del mulino
Il pignone della ruota del mulino
C Il canale di adduzione 20191231_122202
Il canale di adduzione
D Il Villaggio degli Arcari
Il Villaggio degli Arcari

L’edificio con una originale torre esagonale provvista di feritoia è databile  nel suo complesso dalla fine del sec. XVIII ai primi del XIX, presenta qualità architettoniche del tutto originali (i marcapiani, gli stipiti, il portale) pur non nel recupero di elementi derivanti da precedenti costruzioni. Questa qualità architettonica, la presenza del condotto di adduzione dell’acqua fanno pensare comunque ad un vero e proprio opificio per la trasformazione in sito dei prodotti della pastorizia e della zootecnia in una gestione prevalentemente autarchica.
(Esempio: attraverso la lavorazione/spremitura dei semi di faggio  si ricavava l’olio combustibile per le lampade ad olio).

E La discreta cappelletta di San Martino e l'imperiosa cresta del Corvo.
La discreta cappelletta di San Martino e l’imperiosa cresta del Corvo.
E la Cappelletta di San Martino al Mulino Cappelli20200119_111025
La Cappelletta di San Martino al Mulino Cappelli
F Il percorso fluviale del Torrente del Chiarino
Il percorso fluviale del Torrente del Chiarino
F La Madonna del Buon Cammino
La Madonna del Buon Cammino

Dopo aver rimosso il pericarpo che è velenoso, le faggiole potevano essere usate tostate e macinate come il caffè, o arrostite come le caldarroste. Inoltre l’olio poteva essere usato anche in cucina come sostituto di quello di oliva. Che cos’era la miseria… (M.Nanni  P.L. Properzi)
(Dal prezioso volume “CHIARINO“ di A. Clementi e B. Osella) 

G il Rifugio Fioretti
Il Rifugio Fioretti
 

Il Villaggio degli Arcari al Chiarino  attraverso  il “Selciato”

I Naturali che da tempo immemorabile avevano avviato una fiorente e redditizia attività di lavorazione del legno che tonificava l’economia del villaggio. Nella relazione annuale che il segretario della Camera di Commercio Aquilana era obbligato ad inviare al governo, relativamente all’anno 1876 si legge: “col faggio si fanno seggiole, tavolinetti banchi a schiena ed arche diverse e coloro che se ne occupano son detti  “Arcari” .

Questi oggetti di molto poco costo, solidi a tutto legno, fino nei chiodi  sono di uso estesissimo in provincia tra le classi meno agiate e povere; mentre le arche per riporvi cereali e civaie si trovano ancora nelle famiglie di ogni ceto e condizione. Sono del faggio il più gentile, costruite con tanta precisione da potervi ammassare anche il pane e le tavole son tirate tutte a spacco senza adoperarvi la sega.
(Dal prezioso volume “Chiarino” di A. Clementi e B. Osella).

H La Cascata di Solagne
La Cascata di Solagne
I La Cascata di Solagne e il Lago di Campotosto
La Cascata di Solagne e il Lago di Campotosto

 Il  “Selciato” del Chiarino, dalla posizione vicina al Villaggio degli Arcari si evince una ipotetica riserva idrica, sia dal punto di vista alimentare che quella per immergervi i legni di faggio per poi renderli duttili per la lavorazione. Infatti  quando si raccoglieva il legno di faggio alle pendici del monte Corvo, nella stagione estiva, prima si usava appoggiare le tavole ancora verdi sulle carbonaie del Chiarino per lasciarle essiccare così il fumo delle carbonaie consentiva di colorare in modo naturale e biologico il legno, poi avveniva il passaggio in acqua per rendere il legno flessibile affinché, attraverso le complesse legature con lo spago, si riusciva a modellare il legno per la successiva costruzione della struttura di un’arca. Una tecnica che ha rappresentato la caratteristica unica delle arche di Arischia non riproducibili altrove, nonostante i numerosi tentavi di “plagio”.

L Il Selciato del Chiarino
Il Selciato del Chiarino 
M Il Selciato del Chiarino
Il Selciato del Chiarino 
N Il Selciato del Chiarino
Il Selciato del Chiarino

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