Il “Vecchiaccio” e la soliderietà

“Il Vecchiaccio” o come lo aveva battezzato lo storico compaesano  Igino Di Marco  “Il Vecchione”.  E’ una roccia isolata dal curioso profilo di un viso umano, residuo di erosioni, disfacimenti,  e crolli da vario genere.

La  piccola storia del vecchiaccio iniziò circa cinquant’anni fa, quando, durante la tradizionale scampagnata di Sant’Anna (26 luglio *),  nelle vicinanze del Monastero di Sant’Angelo d’Ocre, era  consuetudine cercare di scalare l’instabile sperone roccioso, magari per  “apparire” e, nella speranza di conquistare qualche attenzione dalle giovani ragazze nostre coetanee.  Ovviamente, la salita avveniva dalla parte di monte, quella più facile e senza la dovuta attrezzatura alpinistica, chi se la poteva permettere…  La prassi voleva che, noi  giovanissimi ragazzi,  scommettessimo qualcosa per rendere più agonistica la breve scalata:  nella maggior parte dei casi  una bevuta  non appena ritornati nel tardo pomeriggio in paese. Come succede sempre,  c’erano quelli che salivano e scendevano come se stessero  sulle scale di casa,  mentre c’erano altri che proprio non erano avvezzi a questa disciplina sportiva. Purtroppo, come accennavo sopra, a  quel tempo non avevamo disponibilità finanziarie tali da onorare la vittoria o la sconfitta degli astanti, per cui alla fine della “giostra”, a prescindere da chi riusciva a salire e non, era necessario fare una raccolta collettiva per poter acquistare almeno due bottiglie di spuma (bibita analcolica a base di acqua gassata, zucchero, quantità variabili di caramello e aromi vari, forse oggi non esiste più), per poterci “dissetare” e festeggiare la piccola impresa tutti  assieme, e con il rammarico che  le giovani  ragazze, alle quali era indirizzata  tutta la nostra “forza”, avevano già fatto, o dovuto fare ritorno alle proprie case.  Oggi questo mondo non esiste più, rimane solo nella nostra memoria per aver vissuto con orgoglio questa semplice e rigorosa  gioventù.    

(*) Anna, è considerata dalla tradizione cristiana la moglie di Gioacchino e la madre di Maria Vergine ed è venerata come santa. I genitori di Maria (e di Elisabetta) non sono mai nominati nei testi biblici canonici; la loro storia fu narrata per la prima volta negli apocrifi Protovangelo di Giacomo e Vangelo dello pseudo-Matteo, per poi arricchirsi di dettagli agiografici nel corso dei secoli, fino alla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. La festa nella Chiesa Cattolica ricorre il 26 luglio, mentre la Novena di Sant’Anna si recita il 17 luglio.  Le vicende della santa furono  raccolte nel De Laudibus Sanctissime Matris Annae tractatus del 1494. Papa Gregorio XIII (1584) estese la festa a tutta la Chiesa cattolica.

Il Vecchiaccio e la pineta di Pianillo

ll Vecchione da una foto di Igino Di Marco nel 1963

Il Vecchiaccio seminascosto dal bosco di conifere

I due grandi occhi


Il rigoroso Convento di Sant’Angelo d’Ocre, costruito su uno strapiombante sperone roccioso, la lamata e l’instabile scoglio seminascosto dalla pineta.

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