Le antiche neviere di Monte Ocre

L’ultima ramponata della stagione 2021: forse… “22 maggio”

La scelta  dell’itinerario non poteva non “cadere” su uno dei canali del Ventaglio dell’imponente monte Ocre, dove un tempo c’erano anche le neviere. Infatti , per verificare ciò, abbiamo  percorso, in fase di discesa, il  Vallone di San Martino che si trova a sud-est  dalla vetta. Nella prima parte, quella superiore,  è un ampia croda a semicirco, tutta di peschi verticali, ed anche in sottosquadra  che si sprofonda per un centinaio di metri  sotto la cresta dentellata del monte (dal libro “La Baiarda”  di Igino Di Marco: “E’ qui che, in certe anfrattuosità esposte a  tutto nord, permangono, a volte, piccole vedrette anche in piena estate. I nativi, anticamente, vi andavano a prendere la neve per i malati”). Si obliqua, poi, in un imbuto di sfasciumi ghiaiosi: La Fossetta (su alcune  carte CAI è riportata come “La Foresta”, forse un errore tipografico) e si incunea, ripidissimo, a canalone per altre centinaia di metri, fra due pareti alte e strette di roccia  finendo col volgersi, nella linea di falda, in una immensa stupenda conoide deiettiva formata da materiali franati dalle zone superiori nel corso dei millenni, siamo in una regione che presenta rilevanti manifestazioni del glaciale antico.

L’ultima meringa prima dell’uscita in cresta.

Uno dei canali del Ventaglio, sullo sfondo la lussureggiante piana Aquilana.


Il Capoluogo.

La pulsatilla alpina


La bastionata di neve terminale.


Myosotis, conosciuto più comunemente: non ti scordar di me.

Monte Ocre: la vetta 2208slm, sullo sfondo la catena del Gran Sasso

La primula

Il rifugio Malequagliata 1444slm e l’itinerario

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