Le “case” d’alta quota…

  1. Lo zaino deve garantire la sopravvivenza in ambienti ostili. Racchiude ciò che serve per raggiungere un obiettivo: l’ascensione di una vetta, il raggiungimento di un rifugio, la scalata di una parete, ecc. Quello che al suo interno è troppo, appesantisce, rivelandosi un inutile fardello. Ma l’indispensabile non deve mai mancare. Già, un pile, l’antipioggia e la borraccia sono tre elementi fondamentali. Lo zaino è un amico fidato. Già metterlo sulle spalle rassicura, aiuta a fronteggiare gli imprevisti: l’alzarsi del vento, qualche piccola ferita, una crisi di fame. Se ne sei sprovvisto, semplicemente non hai alternative. Lo zaino non è materiale alpinistico, è metafora di vita. Come le risorse terrestri il suo spazio è limitato. Molti i consigli elargiti su come riempire quello spazio, ma la scelta resta soggettiva e si affina con quella grande maestra silenziosa che è l’esperienza, infatti lo zaino si fa a “casa”.
  2. La truna è un bivacco di emergenza, scavando una buca, di solito rettangolare, nella neve, per ripararsi dal freddo intenso, specialmente in caso di bufera o vento forte.Qualora l’altezza della neve non sia sufficiente per stare seduti, si costruiscono tutt’intorno dei muretti con blocchi di neve. Come tetto si usano di solito gli sci, i bastoncini, le pelli di foca o quant’altro si ha a disposizione, coprendoli con blocchi di neve da riporto. Nel caso l’altezza della neve sia sufficiente (almeno due metri) si può scavare una caverna. L’entrata deve essere stretta con galleria di accesso possibilmente in salita, per far in modo che il vano sia più caldo e l’aria fredda si depositi in basso. L’utilizzo di una semplice candela all’interno può aumentare la temperatura.
Lo zaino e la truna.

La candela per riscaldare l’ambiente.

Una grande squadra.
Squadra che vince non si cambia: da sx Carlo Grilli, Emanuele Fischione, Paolo Boccabella e Marco Di Giorgio.

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