Il “Giro delle Beatitudini” finalmente bonificato

L’oramai “famoso” “Giro delle Beatitudini” nasce da una idea e successivamente con una  delibera  dell’allora amministrazione del comune di Fossa, perché i naturali consideravano questo paese “luogo delle Beatitudini”. Infatti Fossa, oltre ad essere il luogo di nascita del Beato Bernardino e di San Cesidio, l’itinerario attraversa luoghi, sia di alta spiritualità che di valore storico culturale, come ad esempio:  il monastero di Sant’Angelo d’Ocre, l’eremo dei Beati Bernardino e Timoteo, il diruto castello d’Ocre,  l’acquedotto romano di Aveja, il monastero fortezza di Santo Spirito d’Ocre, i leoni di Aveja ed infine la grotta Speleo Mitraico, meglio conosciuta come: La Ciciuvetta. Per tutto quello qui sopra citato, già in passato, sono stati dedicati ampi  capitoli, sia dal sottoscritto che da autori e fonti più autorevoli, in primis lo storico  e concittadino Igino Di Marco, al quale và tutto il merito di aver tracciato per primo la storia di questa porzione di territorio, il  prof Fabio Redi, per gli scavi  al Castello d’Ocre, ai Padri  Giacinto Marinangeli e Gerolamo Costa, per i  preziosi scritti sui due monasteri, ecc.   La partenza  avviene dal cimitero di Fossa a q 602, per imboccare una carrareccia che porta ad un serbatoio di acqua, oramai dismesso. Si prosegue dentro il bosco per una antica traccia con segni bianco-rosso, da  poco bonificata; all’uscita del bosco appare l’imponente grandiosa placconata sulla quale è stato costruito il monastero di Sant’Angelo d’Ocre   (http://www.icorridoridelcielo.it/giro-delle-beatitudini/) .  La vista è impressionante, forse unica,  nel vedere questo convento a filo delle rocce strapiombanti.  Proprio su queste rocce aleggia una simpatica storia dal sapore leggendario. Tanti anni fà, miei coetanei (Fabrizio Pietropaoli e cp) tentarono di aprire una via sullo strapiombante sperone del convento. Per i  primi 20 metri andò tutto bene, ad un certo punto si affacciò dalla finestrella un “frate” che scaricò un secchio di acqua e cominciò a sbraitare con la minaccia di allertare i carabinieri. Delusi e intimoriti, i “malcapitati” bravi ragazzi andarono via di corsa, lasciando, con grande rammarico, due chiodi in parete.  Qualche tempo  dopo si venne a sapere chi era stato a fare il “gavettone” ai giovanissimi scalatori:  Alberto Sollecchia originario di Cavalletto d’Ocre il quale rimase orfano sin da bambino; infatti alla tenera età di cinque anni, fu adottato dai frati. Era un ragazzo umile, rispettoso, sempre disponibile ad aiutare gli altri, anche nella sua semplicità. Alberto,  una volta grandicello ubbidiva, serviva, disimpegnava qualche incarico, sia pur lentamente, e, tutto sommato, stava lì anche perché in una comunità che raccoglieva  tanta umiltà e dedita alla preghiera, faceva comodo qualcuno che stesse fra gli uomini  e i pochi animali domestici  che servivano per il sostentamento del convento. Una volta adulto  si occupava dell’attiguo orto, dove si coltivava di tutto,  provvedeva alla cucina, rammentava abiti  dei religiosi, faceva qualche lavoretto in legno e,  ad altri fabbisogni per il convento.  Rimase nel convento fino alla morte.  Forse il suo comportamento un pò scomposto nei confronti degli avventori fu dettato più dallo spavento che da altre possibili cause. Perdoniamolo!   Per un labile traverso si arriva alla cosiddetta “Lamata”   (http://www.icorridoridelcielo.it/la-cosiddetta-lamata-residui-rocciosi-particolarmente-bianchi-rivenienti-da-crolli-da-spacchi-e-da-erosioni-eoliche/ ) , dove sul lato nord è stato ricavato un improbabile eremo, financo pavimentato con l’inginocchiatoio, forse appartenente e frequentato  dai vicini frati del monastero, in particolar modo dal Beato Bernardino da Fossa  e dal Beato Timoteo da Monticchio. Aggirando il fianco ovest di questi conglomerati bianchi si arriva ad un terrazzo dal quale si può ammirare uno sperone di roccia marcia, riveniente da una grande frana, che ha disegnato un volto umano raffigurante “Un Vecchiaccio”, dove aleggiano leggende metropolitane ( http://www.icorridoridelcielo.it/il-vecchiaccio-e-la-soliderieta/ Da qui una marcata traccia panoramica conduce, dapprima  sulla “valle della tranquillità” (i Peschi), successivamente a monte Cavalletto che con i suoi 858m è la seconda asperità del percorso.  Si prosegue aggirando il noto “cratere” della Fossa Raganesca per poi imboccare il sentiero che conduce al diruto Castello d’Ocre (http://www.icorridoridelcielo.it/quello-che-forse-non-vedremo-mai-piu/).  Lo si attraversa internamente per poi  uscire sul ponte in pietra del fossato, da qui sulla vetta  di monte Circolo (933slm), massima elevazione del giro.  Da questa sommità  parte un sentiero attrezzato con una corda fissa che entra nel cuore della montagna fino a raggiungere  l’impervio eremo del Beato Placido da Roio  (*)  (http://www.icorridoridelcielo.it/leremo-del-beato-placido-da-roio/.  Una volta visitato l’isolato romitorio si risale per proseguire il nostro giro sul crinale di monte Circolo fino ad incontrare e, successivamente  attraversare,  l’antico  acquedotto di Aveja  (http://www.icorridoridelcielo.it/gli-acquedotti/),  per poi giungere al monastero fortezza di Santo Spirito d’Ocre, giro di boa del percorso (http://www.icorridoridelcielo.it/lorigine-di-monte-corno/.  Una comoda carrozzabile ci porta all’ex abitato di Fossa , dove sulla parte alta del campanile sporge imperiosa la testa di uno dei leoni, con molta probabilità  appartenente all’antica città di Aveja.  Si attraversa tutto il centro storico del paese che, dopo aver superato la torre di avvistamento, si imbocca un ripido sentiero  che conduce alla grotta speleo Mitraico: “La Ciciuvetta” (http://www.icorridoridelcielo.it/lorigine-di-monte-corno/).  Si prosegue  attraverso una ripidissima e panoramica traccia, che taglia tutto l’anfiteatro di monte Circolo, denominata : “la cengia erbosa”,  fino a ricongiungersi con il “sentiero Sant’Anna”  che scende, dapprima  al monastero di Sant’Angelo  e successivamente  nelle vicinanze di una piccola edicola,  dedicata alla Madonna, dopo aver attraversato un torrentello con una piccola opera idraulica, di recente costruzione, le cui acque hanno messo in funzione un  “finto mulino”. Un marcato sentiero ci riporta al cimitero di Fossa, dove  a circa cento metri si può ammirare la discreta chiesa di Santa Maria ad Criptas,  altro gioiello di architettura medievale abruzzese, considerata monumento nazionale, già  dal 1902 (http://www.icorridoridelcielo.it/la-cosiddetta-lamata-residui-rocciosi-particolarmente-bianchi-rivenienti-da-crolli-da-spacchi-e-da-erosioni-eoliche/).

(*) Una raccomandazione:  per la discesa , facoltativa,  all’eremo del Beato Placido:  munirsi obbligatoriamente di attrezzatura da ferrata. 

Km 12,890;  dislivello 746+ 746-;  tempi di percorrenza: a piacere. Tutto corribile,  tranne per la parte alpinistica.


Il bellissimo monastero Sant’Angelo d’Ocre fotografato dal sentiero nuovo, appena bonificato.

La cosiddetta “Lamata”: residui rocciosi, particolarmente bianchi, rivenienti da crolli, da spacchi e da erosioni eoliche.


L’eremo dei Beati Bernardino e Timoteo.

Tra le rovine del Castello d’Ocre .

Il severo percorso alpinistico per arrivare all’Eremo del Beato Placido da Roio.

L’interno dell’Eremo, visibili le rovine del Castello d’Ocre sul Monte Circolo.

L’ antico acquedotto Romano di Aveja

Il monastero fortezza di Santo Spirito d’Ocre con una bifora non originale.


La grotta speleo Mitraico, meglio conosciuta come la Ciciuvetta, sullo sfondo monte Cerro, l’ex abitato di Fossa e la fertile pianura
La ripida cengia erbosa
Il leone forse appartenuto all’antica citta di Aveja
La discreta chiesa Santa Maria ad Criptas.

“Il Vecchiaccio” e la pineta di Pianillo

Il “finto mulino” nei pressi del monastero di Sant’Angelo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*